Ara Malikian non si nasce, si diventa

Photo: Pietro Rizzato © 2019 www.instagram.com/pietrorizzato

La storia insegna che la musica vera nasce nei garage: di questo dobbiamo ringraziare il clima britannico, alcune dittature, e gli onnipresenti bombardamenti.

Erano i favolosi anni ‘80 quando Beirut era sotto assedio giornaliero, e se vogliamo trovare qualcosa di buono in quel disastro al secolo porta il nome di Ara Malikian. Un uomo capace di risolvere dilemmi famigliari sull’impiego del tempo libero: andare a un concerto rock, ad ascoltare sinfonie classiche, oppure rilassarsi con del cabaret? La risposta potrebbe essere: vediamo cosa riesce a combinare quel pazzo furioso con la sua band. Sono preconcetti, quelli che ci portano a pensare che lo strumento nobile per eccellenza debba riportarci al ‘700: un violino può essere violentato da una rockstar e far saltare il banco anche a un festival punk.

La leggenda di Ara nasce dalla passione classica di suo padre, dalla fantasia dei suoi zii, da pentole e stoviglie usate come strumenti musicali nel sottoterra di una palazzo di Beirut. Malikian si rifugia quattro anni in Germania, dove conoscere una sola parola di tedesco (ja) lo porta a suonare a matrimoni ebraici come professione. La leggenda però trova il suo equilibro nevralgico in un tour con una band norvegese, dove a causa di vicissitudini amorose che non lo riguardano, si ritrova a suonare il violino,  vestito da castoro.

Ara Malikian non si nasce, si diventa: un cuore enorme, capace di illuminare un viso barbuto, un corpo peloso e un teatro. Quella che sprigiona è un’energia travolgente; speriamo le potenze militari non trovino mai il modo di sintetizzarla.

Paolo Tedeschi

12/12/2019

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