Coez all’Arena di Verona

È tipico degli anziani storcere il naso di fronte a certa musica, ma la nostalgia di Dalla o De André a volte è troppo forte per accettare che un Coez qualunque possa accedere all’Arena di Verona (sì, L’ARENA!) e riempirla in ogni angolo.

E infatti gli anziani restano a passeggiare sconsolati e a mangiare pizze in Piazza Brà, guardando perplessi un fiume in piena di ragazze con gli occhi luccicanti e i sorrisi incontenibili: ma non siamo più negli anni ’80 e non abbiamo sempre ragione noi.
Coez parla soprattutto ai più giovani e i vecchi che strabuzzano gli occhi pensando a Mogol sono gli stessi che coi giovani non riescono a comunicare, mentre Coez sì: e a loro questa cosa brucia un po’ perché non hanno idea di come si faccia.
Coez sa trasmettere sentimenti in modo soggettivo e canta delle storie come se fossero successe veramente a lui, non come se gliele avessero scritte. Quotidianità e metafore semplici, tipo: è un mondo fatto per due come le confezioni dello yogurt oppure è un posto fatto per due, come le selle delle moto. Ogni strofa racconta quello che sta dicendo e che accade ogni giorno. Adesso.
Se uno volesse trovare una morale in tutto questo potrebbe farlo, certo, ma la morale è roba da anziani. Le ragazze impazziscono per lui e vanno ad ascoltarlo con i loro fidanzati: loro le guardano sognanti mentre cantano a squarciagola, e cercano il loro sguardo sorridente, che li contagia… per volare senz’elica io te, come fosse domenica con te.
A fine concerto le abbracciano forte e tornano a casa contenti: sembra sufficiente per riempire l’Arena, no?

Paolo Tedeschi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *