Fiorella Mannoia, il peso del coraggio

La presenza scenica non la s’inventa, magari la si costruisce, ma a un certo punto ce l’hai o non ce l’hai: lei ce l’ha e prima la si vede e poi la si sente.

La voce di questa meravigliosa signora è pari alla sua eleganza, sublime e sexy, e al suo portamento, maestoso, mentre dalle sue labbra esce un suono pulito, quasi perfetto, caldo e accogliente come la sua anima.
Fiorella Mannoia canta il suo ultimo album, “Personale”, un lavoro che trasuda di urgenza perché ci sono ancora persone consapevoli che avere una posizione di rilievo induce ad esporsi e a lottare. Si chiama “Il peso del coraggio”, ed è anche il titolo della canzone con la quale si presenta a noi: bastano poche parole e qualche sguardo per capire che ciò che stiamo vivendo sarà molto più di uno show.
“Un senso”, “Penelope”, “Carillon”, solo per citarne alcune, parlano di diritti e di donne, perché per uscire dal pantano nel quale siamo invischiati e che rischia di farci sprofondare verso il medioevo non si può che partire da qui. “Povera patria”, ad esempio, cover di Battiato ( 1991), sembra (ahinoi) sempre più attuale.
Un concerto che è un messaggio, forte e chiaro, ma chi ha vissuto sa che il pubblico ha bisogno anche di carezze per poter impugnare la spada. Così possiamo salire sui Treni a vapore prima di arrivare a Sally, dove Mannoia ormai da tempo è arrivata a compiere ciò che in questo paese appare più di un miracolo: riuscire a dare una nuova anima a una canzone di Vasco Rossi.
Ma Fiorella i miracoli li moltiplica, riuscendo a far diventare una festa quella che di fatto è una battaglia coraggiosa: così, virili maschioni con barba incolta e camicia sbottonata cantano a squarciagola siamo così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicateeee. In attesa di rose, di nuove cose nelle giornate tempestose, nel pieno di una consapevole incertezza che regalano le giornate amare.
Fiorella Mannoia è atterrata come una principessa e se n’è andata da regina, tra gli applausi e il rispetto che si meritano solo i grandi artisti, quei pochi che possono usare la parola coerenza con orgoglio: lei dice che donne si diventa, non si nasce, vale lo stesso per le regine.
Ps: l’equazione vale anche per i maschi, s’intente: non tutti sapranno diventare uomini, mentre i principi, lo sappiamo bene ormai, sono tutti morti.

Paolo Tedeschi

16/09/2019

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