Boom delle sagre grazie alla crisi: divertimento low cost

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 I veneti hanno consacrato agosto a feste e sagre di paese. Tasche (più) leggere e futuro incerto, dunque ferie corte e città, se non piene, almeno tutt’altro che vuote.

La «catena» che spiega questa estate low cost al tramonto trova conferme abbondanti. E c’è del vero anche nel passo successivo: «Tutti a casa ma tutti in sagra, per stare bene, insieme, comunque in leggerezza». Ma è proprio qui, almeno a sentire i volontari che di rione in parrocchia, una cucina da campo dietro l’altra, accendono il prato infinito delle feste di paese, che il filo rosso che lega il successo delle sagre estive alla crisi si sfilaccia almeno un po’. Dietro, giurano più o meno apertamente, c’è d’altro e di più.

«A Ferragosto abbiamo avuto un buon riscontro e anche nei giorni successivi. Si, forse qualcosa più dell’anno scorso ma bisogna vedere in conti alla fine», dice Devis Ciscato, presidente dell’associazione Amici di Fontanelle. Quasi settecento coperti a sera, tre volte la popolazione di Fontanelle di Conco, altopiano di Asiago, per il maialone allo spiedo specialità della Festa del Ciclamino, prima edizione nel lontano ’51. «Se facciamo allo spiedo il toro – riprende Ciscato – lo mettiamo su la sera prima per il giorno dopo, perché ci vogliono venti ore per la cottura». Sagra di cinque giorni (14-18 agosto) , al successo del «ciclamino» lavorano ogni anno una cinquantina di volontari, un quarto del paese. «La maggior parte del ricavato viene spesa per le nostre attività, per curare i fiori, sistemare le panchine…». Quest’anno c’è un motivo in più per darsi da fare tra fornelli e vassoi: «L’asilo (sono nove bambini, ndr) ha problemi economici, per cui se avremmo un ricavo lo daremo lì».

Legame col territorio, impegno gratuito, contatto con la tradizione gastronomica e la memoria locale: in piccolo, Fontanelle dà la misura del successo di tante sagre. C’è anche una curiosità legata al nome, quel ciclamino che con lo spiedo di toro in verità poco ci azzecca. «I più anziani raccontano come una volta nel bosco di fossero tantissimi ciclamini e che i bambini di qui, dopo averli raccolti, avessero improvvisato un mercatino. Dicono così ma non è sicurissimo… ». Festa della madonna dell’uva secca (Povegliano). Festa degli gnocchi «sbatui» (Bosco Chiesanuova). Formaggi di malga (mostra mercato di Borso del Grappa). Festa della birra (Arquà Petrarca) e Agost Bier Fest (Signoressa). Pollo e gnocchi per la sagra di San Lorenzo a Rovarè. Sagra della soppressa, Valli del Pasubio. Sagra del peperone (anche con birra al peperone) a Zero Branco. Artigianato Vivo a Cison di Valmarino (ma con spiedone gigante cucinato da chef locali). Sagra del pesce (Chioggia) e Festival del fungo a Gallio. Asolo e due giorni tra Calici di stelle… Il panorama, anche limitandosi al solo agosto, è sterminato.

Ma forse la sagra che meglio incarna lo spirito dei tempi magri è quella di Rasai di Seren del Grappa, nel Trevigiano. Frittura di pesce a otto euro e mezzo, idem per la tagliata, quindi pastin (specialità con carne tritata di manzo e maiale) e formaggio schiz a quattro euro. Risultato? Il sabato e la domenica della seconda settimana di agosto sono salite a Seren oltre 7 mila persone, sorprendendo perfino gli organizzatori (saranno 20 mila a fine evento). «Più gente dell’anno scorso? Sicuro. Quest’anno abbiamo lavorato molto sulla politica del prezzo – dice Silvio De Boni, cardine della sagra di Sarai – cercando di aiutare le famiglie. Ci siamo detti che dovevamo far felici tutti con la qualità ma anche il prezzo. Per questo abbiamo ricevuto anche critiche da alcuni ristoratori. Rubiamo clientela? Se molti non possono permettersi di venire da voi – rispondo loro – perché non farli venire da noi?» De Boni e suoi, che, a caccia di pubblico, per tre anni hanno associato alla sagra un campionato di Ape Car in piena regola, spenderanno il ricavato per regalare al paese un nuovo teatro tenda: lo scorso febbraio la neve ha sfondato il tetto del vecchio spazio. Servono 200 mila euro, quindi c’è da sudare. Da Treviso, però, il direttore artistico di Suoni di Marca, che tra musica e chioschi vari ha portato sui bastioni 250 mila persone in 18 giorni, avverte che alte presenze non sempre significano grasso incasso: «Abbiamo incassato un terzo in meno del previsto, a fronte di un incremento di pubblico del 40 per cento». La gente, pare, partecipa ma non sempre spende. Estate low cost. Un’altra conferma viene da Chioggia, dove a luglio spopola la sagra del pesce, con mini coda agostana, la sagra del pescatore: «Abbiamo avuto la stessa gente dello scorso anno – dice Roberto Signoretto, del Movimento adulti scout cattolici italiani, tra i promotori -ma consumi inferiori. Qualcuno si teneva sul dolce, altri bevevano acqua più che vino…». Agosto di fiere, allora.

 

 

 

 

 

 

Corriere della Sera.it

Redazione web 09-09-2013

 

 

 

 

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