La mamma di dj Francesco, un talento nascosto

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Rosaria “la paracadutista” fa ampie volute attorno ai concetti, prima di atterrare e rispondermi. Secondo un modo tutto femminile, raggiunge il punto essenziale per accerchiamento, e poi stringe il laccio fino a catturare le parole migliori. “Paracadutista” è una qualifica di cui si fregia fin da bambina, per la sua capacità di buttarsi nelle occasioni, senza troppo considerare le conseguenze del contatto col suolo.

Ha un po’ più di cinquant’anni e tiene in braccio un nipotino di quattro mesi che ogni tanto mi interrompe per parlare il suo linguaggio segreto con la nonna.
Una nonna giovanile, ma perfettamente in ruolo. Mi dice subito della sua nuova missione, dell’impegno con l’associazione Cometa di Como, dove mette a disposizione degli adolescenti che si affacciano sul futuro un invidiabile bagaglio umano e professionale. Di Rosaria avevo sentito dire qualcosa nella comunità di fratel Ettore, luogo tanto caro anche a me. Sapevo che aveva passato lì cinque anni e che la sua storia era di quelle da raccontare. Lei non è nuova ai giornali: negli anni Ottanta fu la compagna di Roby Facchinetti, oggi è la madre di dj Francesco, cantante e personaggio televisivo. Tra questi due uomini dagli occhi azzurri, che hanno richiamato i riflettori sulla vita di una donna schiva, ce ne fu un terzo, destinatario di un amore tutto spirito, ma non meno impegnativo: fratel Ettore Boschini.
A fine anni Settanta sia tu che fratel Ettore, per strade diverse, giungete a Milano. Lui, già cinquantenne, viene trasferito da una clinica veneziana e inizia la sua avventura accanto ai poveri della Stazione Centrale. Tu, ragazza bene di Mariano Comense, ti iscrivi all’accademia di Brera. Com’erano la tua, e la sua, Milano?
«La mia era la Milano da bere dove si trovava lavoro e si facevano incontri. Io, nonostante avessi alle spalle una famiglia tradizionale con un papà molto attento a quello che facevo, avevo il permesso di uscire spesso la sera. Per me Milano era come un luna park: andavamo alle feste, non ci sembrava nemmeno pericolosa. Fratel Ettore, al contrario, intercettò da subito tutta l’ombra che questo splendore apparente generava».
Tra tanti incontri, a 19 anni, conosci l’uomo che diventerà il padre di tuo figlio: Roby Facchinetti, una vera rock star. Inizia la tua vita al seguito del carrozzone dei Pooh, ogni giorno in una città nuova. Quella esperienza ti ha insegnato qualcosa che poi hai potuto sfruttare negli anni accanto a fratel Ettore?
«Sì, decisamente, e non è tanto la capacità di adattarsi, quanto l’abitudine a considerare gli altri come parte del gruppo, al di là del loro ruolo. In quella grande macchina da spettacolo che erano i Pooh, con oltre cento persone impegnate intorno alla scena, ci sentivamo davvero tutti uguali. Roby e l’ultimo dei facchini parlavano ponendosi sullo stesso piano. Questo atteggiamento l’ho ritrovato nelle comunità di fratel Ettore, dove non contavano le mansioni e la provenienza, ma il fatto di essere semplicemente persone. Grazie a questa attitudine, tolta la patina di sporco, abbiamo scoperto molti uomini eccezionali».
Cosa è successo quando hai varcato il cancello di quel “mondo rovesciato” che sono le comunità di fratel Ettore? 
«Spinta dal desiderio di passare un Natale diverso, nel 1991, ho deciso di fare un ritiro a Casa Betania di Seveso. Fratel Ettore quasi subito, senza nemmeno conoscermi, mi ha proposto di fermarmi una decina di giorni lasciandomi le redini di tutto, perché doveva partire… È successo che una mattina ho iniziato a piangere. E non ho più smesso. Per giorni interi. La sera mi addormentavo singhiozzando e all’alba trovavo il cuscino fradicio. Non so come sia possibile, non era un pianto voluto, ma era qualcosa che non riuscivo a fermare. Gli ospiti, invece che evitarmi, hanno iniziato a non darmi tregua. Quando passavo mi davano un bacio, mi stringevano la mano. Durante le preghiere ero come una sardina, stretta tra di loro che sembravano tutti impegnati a consolarmi, a non farmi sentire sola. In quel momento la persona da portare via da qualcosa che la costringeva a “restare in strada” ero io. E loro erano i miei salvatori».
Rosaria di Fratel Ettore, Rosaria del cantante dei Pooh, Rosaria mamma di dj Francesco. È un talento femminile quello di sapere stare anche, in modo prolifico, in secondo piano?
«Io ho una personalità forte, ma al contempo è vero che so stare un passo indietro. Questa possibilità di mettermi discosta non è frustrante, anzi, la vivo come un vero onore. Mi viene in mente la Maddalena nel film The Passion di Mel Gibson: sembra non avere il coraggio di stare accanto a Maria, le cammina alle spalle, non si permette di amare come solo lei poteva fare. Io qui ci sto bene, mi sento in compagnia di Gesù. Spero che ascolti le mie preghiere, e mi riservi un posto tra le sue donne, in grado di stare in disparte ma, contemporaneamente, così vicine».

Testo di Testo di Emanuele Fant – Foto di Ugo Zamborlini

 

 

Credere.it

Redazione web 30-4-2015

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