Te le suoniamo in veneto – i Rumatera

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Parte dal gruppo di Cazzago di Pianiga il nostro tour tra i gruppi e i cantanti che fanno musica nella lingua della loro terra.

“Parlare dialetto è parlare con il cuore, con il linguaggio che hai assorbito direttamente dalle radici della tua terra, è riuscire a esprimere senza filtri la tua parte più vera”. Ecco, riavvolgete la frase immaginandovela detta in veneto-veneziano, e siete tra noi. Lui è Bullo, alias Daniele Russo, frontman dei Rumatera e prima ancora chitarrista dei Catarrhal Noise, cioè due dei più conosciuti gruppi che oltre a vivere di lingua veneta, hanno deciso di farne il cavallo di battaglia per raccontare la loro musica.

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Una precisazione: non finirà mai il derby tra chi lo chiama dialetto e chi invece la considera una lingua, ma a noi qui poco ce ne ciava: quando apri il tuo cuore non è né una questione filologica, né tanto meno un messaggio politico. “È solo il modo più naturale che hai di parlare coi to amighi. Alla fine se ci pensi è la musica la lingua universale, quella che tutti capiscono senza bisogno di interpreti o traduzioni. Su questo tappeto di emozioni che se move dentro, ci metti le parole, per dare una narrazione a queste emozioni. E ce le metti usando il linguaggio per te più spontaneo, per essere vero”.

I Catarrhal nascono nel 1994 a Noale e collezionano quasi 300 concerti in tutto il nordest fino al 2007; in quello stesso anno Bullo e il  basso della band Rocky Gio (Giovanni Gatto), coinvolgendo gli amici Gosso (Giorgio Gozzo) e Sciukka (Luca Perin) fondano i Rumatera, ed in breve è un successo senza davvero confini. Lo stile passa dal death metal al punk, ma sempre esportando quella veneticità – i membri sono tutti dalla frazione di Cazzago di Pianiga – che anche i fan imparano ad amare e a portare con orgoglio come distintivo per il mondo. “Raccontiamo i personaggi, le vicende che si possono sentire in uno qualsiasi dei bar di paese della nostra terra. Lo sguardo è un po’ ironico ma bonario, allegro più che introspettivo, e sempre con la voglia di divertirsi tutti assieme”.

Sono storie di gente di campagna, semplice ma con un cuore grande, a volte un po’… molesta magari per via di qualche bicchiere in più. Tutti bravi tosi, sia chiaro, e con la voglia di divertirsi anche senza schei. Qui nel vicentino i Rumatera sono di casa, con una decina di concerti all’attivo nelle ultime due stagioni estive – tra cui la notte bianca di Montecchio nel 2014 – ma sempre di più sono le loro performance oltre i confini della lingua in cui cantano: Cesena, Modena, Udine e addirittura Bari, tanto per dirne alcune, e sempre con migliaia di fan al seguito. Ma l’exploit è con la partecipazione nel 2014 allo Sziget, il festival internazionale della musica di scena ogni anno a Budapest. “Una roba granda – ricorda Bullo – . Eravamo sul palco europeo, che ha ospitato nella stessa edizione gente del calibro di Caparezza, Salmo, gli Aucan… con il timore di sentirci fuori luogo. Non è stato così: abbiamo iniziato a suonare di prima mattina, e in breve ghemo impienio de gente il piazzale, gente da tutta Europa lì a fare festa con le nostre canzoni”. Giusto per confermare l’universalità della musica.

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Ma come cambierà il dialetto negli anni di Facebook e dei Tweet? “Finchè esisteranno i bar, con le loro storie incredibili, allora continuerà a esistere il dialetto. L’importante è che sia sempre spontaneo: io non credo, per esempio, a chi ne ricerca regole magari da insegnare ai bambini come un obbligo, pur di portarlo avanti. Il dialetto è una lingua viva, che s’impara usandola, anche con le nuove parole del giorno d’oggi. Se passi per Ciosa, per esempio, scordati di trovare il ketchup, dovrai chiedere lo “sketch”, giusto per farti un’idea. Ed è bellissimo”. Ora, orfani di Rocky Gio, che ha abbandonato il gruppo per motivi personali, per i Rumatera il prossimo capitolo è oltre oceano “Da ottobre voliamo in California. Era un’idea che maturavamo da un po’, ma solo adesso i tempi sono diventati giusti. L’idea è quella di consolidare i nostri contatti, di fare esperienze, di rinforzare il nostro stile grazie alla contaminazione con nuovi modi di suonare. Intanto partiamo, poi si vedrà”. E allora good luck, tosi de campagna!

La Grande V Records
Prende il nome da una delle canzoni dei Rumatera, ed è la nuova etichetta discografica che tra i fondatori annovera proprio Daniele Russo, e che mette insieme i principali gruppi e cantanti che hanno scelto il veneto per i testi delle loro canzoni. La Grande V, il grande Veneto, terra di occasioni, di tradizioni, di gente poco abituata a prendersi la scena, ma in realtà con molto da dire. E sono proprio tanti, nella Grande V: i Rumatera, Herman Medrano, i John see a day, i Gottardo Project, e motli altri. Una commistione di stili, dal rap al rock funky, dal folk al metal elettronico, che dimostrano come il veneto si possa considerare una lingua musicale completa, con una cadenza adatta ad ogni tipo di canzone.

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