Omu cani – teatro kitchen

Al funerale dell’omu cani c’erano tutti.

Forse per curiosità, forse per ammirazione, forse persino per amore, forse perché, nonostante fosse stata smentita dal giudice Borsellino, era impossibile non credere alla leggenda che aleggiava intorno alla sua persona e alla quale si era appassionato anche Leonardo Sciascia. L’omu cani era arrivato a Mazara del Vallo nel 1940, pare si chiamasse Tommaso Lipari e che avesse scontato qualche anno di galera nella prigione di Favignana. Viveva per strada come un cane randagio, schivo, occhi bassi, ma aveva i modi gentili e il linguaggio di chi ha studiato. Una mente matematica fine. In breve qualcuno iniziò ad associare il suo arrivo alla scomparsa, solo un paio di anni prima, del fisico nucleare Ettore Majorana che si era imbarcato sul traghetto Palermo Napoli senza mai arrivare a destinazione. Ma si era davvero imbarcato? E come mai prima di farlo aveva prelevato tutti i suoi soldi? A Mazara del Vallo ormai lo sconosciuto clochard, l’omu cani, è per tutti Ettore Majorana. È intorno a questa leggenda che prende forma lo spettacolo in scena al Kitchen. Il monologo omu cani – scritto, diretto e interpretato da Davide Dolores – si sviluppa attraverso le voci di due ragazzini alle prese con delle equazioni che non sanno risolvere: sarà proprio lui ad aiutarli. I dialoghi dei due amici si alternano ad aneddoti di paese. Davide Dolores, da solo sul palco a recitare tutte le parti, mette in scena tutte le sfumature che attraversano l’animo umano davanti al diverso: paura e fascinazione, disprezzo e rispetto, ostilità e compassione. Una riflessione acuta e profonda che parte da una vecchia leggenda, ma che parla di oggi.

Paolo Tedeschi

8/11/2019

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