Il Festival del Cinema di Venezia. Speciale Bon Ton, seconda parte

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Il Festival raccontato dalla nostra rubrichista Elisabetta Badiello in collaborazione con Anna Baldo: Bon Ton dedica uno speciale, diviso in due parti, al Festival del Cinema di Venezia.

IN & OUT

Cose dell’altro Festival

di Anna Baldo e Elisabetta Badiello

Abbiamo stilato un elenco, in ordine sparso, visto con i nostri occhi.

Sinossi. Hanno poco tempo per farla? Non devono spiegare tutto, tipo chi è l’assassino? Non lo sapremo mai. Fatto sta che la sinossi, il concentrato della trama, non serve minimamente per capire che tipo di film stai per andare a vedere. Il “cosa” è davvero poco, rispetto al “come” e poi anche al “perché” di un film. A meno che tu non sia appassionato di raccoglitori di mele, e un film sia la storia di tre raccoglitori di mele, ma anche così direi che non basta. I film scelti leggendo la sinossi hanno riservato sorprese di ogni genere. A questo punto, vai alla voce “Consigli”. Certo ci sono anche i rating dei critici, ma a cosa si riferiscono? Alla bravura degli attori, del regista o dello sceneggiatore, o a come ti sentirai tu dopo aver visto il film?

Capigliatura. Sembra argomento banale, di poca importanza, ma per il popolo dei frequentatori di sale cinematografiche, quando si è preso posto e si comincia ad allungare il collo per valutare la visibilità dalla posizione, la capigliatura di chi occupa il sedile davanti al nostro, può diventare un vero dramma. Capelli cotonati in perfetto stile anni ’50, cespuglio rasta (e vi assicuro che non sono estinti) o ricci ribelli possono rivelarsi un grosso problema. Si comincia a spostarsi nervosamente da destra a sinistra, a sbuffare cercando di mandare al dirimpettaio segnali non proprio subliminali cercando di esternare in modo sonoro il nostro disappunto. Ma niente. Se non si decide subito di soccombere accettando l’incauta scelta ci si guarda in giro alla ricerca di qualche posto libero, soprattutto quanto a visuale. Si tratta di quei momenti in cui si apprezza la testa rasata e calvo è bello!

Look. Esiste un look da festival e almeno una volta nella vita vale la pena di approdare in laguna in quei magici giorni di delirio filmico per godere lo spettacolo di una varia umanità che fa a gara per stupire, colpire, non passare inosservata, giocare con l’essere divo. E sì, camminare in odore di red carpet può dare alla testa. E al lido diventa una sfilata anche soltanto lo spazio antistante il Casinò, la Terrazza delle Quattro Fontane così come il Lungomare Marconi. Tutti sono con occhi guizzanti per cogliere il personaggio del momento. E gli occhi devono essere bene aperti anche per farsi strada tra la folla indossando lenti scure su montatura colorata (una specie di segno distintivo). Si sa che di fronte ai riflettori, quando la luce acceca, l’occhiale rappresenta un accessorio imprescindibile. Scarpe dai tacchi vertiginosi e di difficile gestione visto che gli spazi pubblici sono lastricati di insidie. Marciapiedi dissestati, un saliscendi di scale e da quest’anno anche un delizioso prato da attraversare sulle punte! Abiti dalle fogge straordinarie, non soltanto per i colori. Si vede di tutto. Dalla canotta che a mala pena copre l’attacco coscia, all’abito lungo con strascico. Ci sono ragazze fotocopia delle dive del momento e ragazzi che sembrano appena scesi dallo yacht di papà. Ma questo è il Festival…

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Assalto al buffet. Le feste sono il molto ambito corollario dell’evento veneziano. Ce ne sono tutte le sere e si alternano a vernissage, presentazioni, incontri. Di solito prevedono un cocktail, spesso un buffet. Ed è in queste circostanze che si scatena la fame atavica e anche le persone più miti si trasformano in idrovore voraci in grado di far sparire in tempo zero qualsiasi pietanza si affacci al tavolo. Se si decide di mantenere un atteggiamento educato e riservato è meglio portarsi qualcosa da casa perché difficilmente si arriverà in prossimità del cibo e si finirà per consolarsi con un trancio di pizza stantio appena usciti dal delirio dell’evento.

Terrazza. Novità dell’edizione numero 70, la Terrazza Mediterranea, o spazio Di Saronno grazie allo sponsor, che per la prima volta è aperta al pubblico con bar e ristorante. Impagabile il caffè e brioche delle 10,30 tra una proiezione e l’altra, con affaccio sulla spiaggia. Apre il cuore e fa sentire onnipotenti (in fondo, ci si accontenta di poco). Poi è il momento dell’aperitivo. Luci dalla spiaggia, profumo di mare e musica fanno proprio festival e ripagano dalla fatica di aver corso tutto il giorno da una sala all’altra.

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