Escursione didattica al Monte Cengio

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Più volte rimandata per neve o per indisponibilità della guida, finalmente affrontiamo l’8 giugno 2014 la 3^ escursione didattica sulla Grande Guerra di cui ricorre quest’anno il 1° centenario.
Con tre auto e il prof. Luigi Pegoraro, nostra fedele e colta guida, giungiamo al piazzale “Principe del Piemonte”, nella zona meridionale dell’Altopiano, quella che il gen. Cadorna – quel maledetto sanguinario! – voleva difendere dalla Strafexpedition (operazione di primavera del 1916).
Il nostro esperto ci illustra la situazione della zona all’inizio della guerra e i lavori eseguiti sui fianchi di questo monte, negli anni successivi alla tristissima battaglia del giugno 1916. Poi si parte, tutti insieme e si incontra subito la grande galleria dentro la quale avevano portato 4 cannoni da montagna da 70 mm. C’è chi scivola, chi si perde nel buio e sbatte, ma arriviamo a vedere le zone ampie che di lì si potevano controllare e difendere, lungo la Valdastico e sull’Altopiano.
Si prosegue su un’ardita mulattiera di arroccamento a precipizio sulla pianura sottostante. Il vuoto sotto i nostri piedi ci ricorda il famoso Salto del Granatiere, da cui si sono buttati per non cadere in mano austriaca. Molti Granatieri – dicono – precipitarono aggrappati a un soldato nemico, per non morire invano, essendo senz’armi, con sì e no la baionetta.

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Giungiamo, camminando tra le trincee, alla cima del monte (m. 1354). È stato teatro di importantissime battaglie con 10.264 uomini morti, dispersi o feriti fra il 29 maggio e il 3 giugno 1916. La montagna divenne l’ultimo baluardo difensivo all’attacco austroungarico. In caso di conquista nemica infatti, gli imperiali avrebbero potuto raggiungere agevolmente la pianura veneta. L’intera zona è considerata Sacra alla Patria
Dopo le foto di rito sotto l’immensa croce a traliccio sulla sommità del monte, ci sediamo a mangiare lungo la scalinata, con la nostra munifica Valeria che estrae dalla sua borsa (rubata a Mary Poppins) dolcezze e prelibatezze d’ogni genere. A partire dai panini al miele farciti di Nutella, fino ai formaggi e ai dolci da lei creati con arte e squisita abilità.
Poi si scende al Piazzale Pennella, da cui si gode un panorama stupendo, verso forte Corbin. E ci fermiamo alla chiesetta votiva dove troviamo opere fatte con pezzi di granate esplose, come il leggio e il monumento al Granatiere sotto il quale facciamo la foto ricordo.
Al rifugio, infine, ci tiriamo su il morale con un buon caffè, dopo aver meditato – chi più, chi abbastanza – sulla inutile strage che, in quei posti da noi calpestati in un’ora appena, ha fatto scorrere il sangue di un migliaio di persone morte e di altre 2.000 ferite.

 

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