Quercus robur: la quercia

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Quercus robur, farnia è il nome della quercia per eccellenza.

I veneziani la chiamavano rovere di slavonia e l’hanno usata per un millennio per costruire le navi che hanno fatto la fortuna della città.

Gli inglesi, ugualmente, hanno costruito per secoli la flotta sui cui hanno fondato il loro impero con migliaia di farnie tagliate nelle loro campagne.

Ce ne sono ancora alcuni esemplari enormi con più di cinque metri di diametro vicino ai nostri paesi. Tra le più famose c’è anche quella di Fiume Veneto.

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La farnia è ed era l’albero principe delle foreste continentali europee con il suo areale diffuso dalle isole britanniche al Mediterraneo.

Ed è un mondo di storie e leggende quello che gravita intorno alla quercia, intesa come farnia.

Nell’antichità era “l’albero” per eccellenza, quello più sacro di tutti, il simbolo della divinità suprema. Questa particolare venerazione era strettamente legata alla sua imponenza e longevità ed ai diversi doni che offriva ad uomini ed animali.

La quercia appartiene al gruppo degli “alberi cosmici”, venerati come creature sacre e oracolari ove si realizzava l’incontro tra l’uomo e Dio e che con il loro corpo fatto di radici, tronco e chioma costituivano un’efficace allegoria dei tre mondi comuni a molte religioni: degli inferi, dei viventi e della divinità. Il più antico oracolo greco che si trovava a Dodona, nell’Epiro, era la quercia sacra a Zeus. Per i Romani la quercia era il simbolo della sovranità. Germani e Celti consideravano la quercia “la rappresentazione visibile della divinità”. I Druidi, sacerdoti dei Celti, attribuivano alla quercia poteri magici inarrivabili.

Il modo più facile per distinguerla dal rovere (querce petraeus) o dalla roverella (quercus pubescens) comuni anch’esse nelle nostre colline è, oltre alla corteccia meno rugosa, la lunghezza del picciolo delle foglie (quasi inesistente) e di quelle della ghianda (piuttosto lungo).

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Un posto molto bello dove ammirare begli esemplari di farnia e la riserva naturale del Bosco Fontana a Marmirolo vicino Mantova. Merita un viaggio perché è uno dei pochissimi boschi di pianura sopravvissuti a testimoniare la bellezza della foresta che ricopriva la pianura padana.

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