Tigli

tiglio

C’era la bella abitudine, fino a 50 anni fa, di piantare filari di alberi a lato dei nuovi viali che nascevano fuori dalle mura delle nostre città. A un certo punto, non si sa bene quando, non si sa bene perché, abbiamo smesso di farlo. Alcuni di questi viali alberati sopravvivono e la maggior parte, avrete notato, sono di tigli.

Quel profumo che sentiamo nelle sere di tarda primavera che ci fa sembrare tutto più in ordine e tutto più pulito è il dolce aroma dei fiori del tiglio che si insinua fin dentro le case. Elegante nel portamento, elegante nell’aspetto, elegante nel profumo perché elegante era ancor prima di diventare un albero. Sì, il tiglio era una ninfa: Filira, figlia di Oceano. Crono, crudele padre di Zeus, la vide, se ne invaghì e volle prenderla; sorpreso dalla moglie Rea si tramutò, per fuggire, in un cavallo. Filira rimase incinta e partorì Chitone mezzo uomo, mezzo cavallo. Per la vergogna si fece trasformare dal padre in un albero: il Tiglio. Da allora il tiglio è la pianta della femminilità, da sempre fonte di guarigioni e di cure, albero medicinale per eccellenza e da sempre associato, in tutte le culture, alla fecondità. I fiori sono una delle più antiche medicine, con il loro infuso e il loro miele. Le foglie, con il loro estratto antidolorifico, sedativo quasi ipnotico, venivano usate anche nei riti dionisiaci e sciamanici. Anche dalla corteccia e dal legno si possono ricavare tisane per curare ogni genere di malanno. Non è un caso che vicino alle chiesette votive sparse per i campi e dedicate alla Madonna ci sia sempre un tiglio. Il colore giallo delle foglie in autunno è luminoso e allegro. Maestoso, il tiglio può arrivare fino a quasi quaranta metri di altezza e avere un tronco che arriva a 3 metri di diametro. Longevo, può vivere anche 500 anni. Considerando la faccenda in modo un po’ più scientifico, scopriamo che il nome latino Tilia viene da una parola del greco antico Ptilia, che vuol dire “ala” perché i semi sono agganciati a una piccola foglia a forma di ala che serve per portarli lontani. Scopriamo anche che di Tigli, da noi, ce ne sono un paio di specie: il Tiglio selvatico e il Tiglio nostrale; il problema è che i due, che sono già piuttosto complicati da distinguere, si fecondano uno con l’altro e la maggior parte dei Tigli che ci sono, altro non sono che un incrocio felice. Popolo di meticci quello dei tigli, popolo fecondo che abbellisce le nostre città, profuma le nostre primavere, rinfresca le estati, colora gli autunni, cura le nostre malattie. Non è che forse la natura, saggia maestra di vita, voglia darci così un’indicazione sulla strada da fare per essere anche noi, uomini, un popolo felice?

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