Bergonzoni, “Trascendi e sali” al Teatro Astra

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Alessandro Bergonzoni è uno di quei personaggi che non possono essere reali.
Va bene; il teatro la televisione spostano gli equilibri, spostano la visione; le forme si trasformano in qualcosa di diverso ad uso e consumo di chi sta dall’altra parte. Noi siamo il pubblico pagante, inchiodato lì a guardare, ammirare, ad essere intrattenuto. E’ tutto show, divertimento, spettacolo.
Così vale per quasi tutti. C’è però un esiguo numero di artisti che solo nella finzione riescono finalmente a essere se stessi; per loro avviene il contrario, cioè non mettono la maschera quando sono sul palco, ma lì la tolgono e finalmente si rilassano. Perché è sul palco che sono finalmente loro, quelli veri, autentici; sentono il sangue scorrere più veloce, il cuore pulsare a tempo di musica, il cervello ossigenato andare a mille. Un po’ come per Superman, l’unico super eroe col marchio sul petto, che si traveste da Clark Kent per provare a vivere in mezzo alla gente: ma per uno come lui è più difficile, molto più difficile. Per Alessandro ovviamente.
Bergonzoni ha sempre una lunga chioma di capelli raccolti a formare una grande coda: il processo di ingrigimento è terminato, ora è argento vivo quello che ha in testa.
“Trascendi e Sali” è forse il punto più alto della sua carriera: non è il più divertente, magari, e forse lui non ha più la velocità di qualche anno fa. Ha una velocità diversa, più completa; perché ora vede le cose dall’alto, con più saggezza, più consapevolezza, senza mai rinunciare alla vera essenza. Che è il trascendere. Sempre e comunque.
Non è più lì a strattonarti, a prenderti per il collo a dire dai vieni: ora cammina a passo spedito e va, e chi lo ama lo segue. Perché i grandi ad un certo punto vanno e basta: trascendono, e salgono.

Paolo Tedeschi

29/03/2018

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