Biennale arte 2015

biennale foto

C’è l’agricoltura che aiuta a combattere la fame nel mondo; poi – naturalmente – quello ricco ingrassa e butta imponenti avanzi nella spazzatura, e a quello povero resta un uovo.
C’è l’industria, che permette di costruire le cose che ci servono, quelle superflue e quelle nocive (anche mortali, tipo pistole e bombe). Impiega lavoro, offre salari, fa girare l’economia.


C’è il terziario, che soddisfa quei bisogni diventati più importanti del cibo: provate a chiedere a un amico/collega/famigliare se preferisce stare un giorno senza pranzo o senza I-phone… e se baratterebbe una pizza con 5 giga (in più e per sempre).

E poi c’è la biennale dell’arte, giunta alla 56esima edizione… che è come un massaggio a fine serata, dopo una giornata di lavoro. Come un weekend a Berlino ma con il fascino dell’arsenale e della laguna. Come una seduta dall’analista, che per una modica cifra assorbe le tue negatività e suggerisce una chiave di lettura alla tua esistenza.
La biennale dell’arte è come un amico saggio, che ti sussurra quello che stavi quasi per dimenticare…. È come una foresta – perché senz’aria, muori – e allora una boccata d’ossigeno diventa necessaria.
Ps: artista è chi centrifuga i pensieri del mondo solo per noi, per offrirci un frullato di speranza e un pezzo di vita. O semplicemente una diversa prospettiva. Quindi: grazie.
Ps2: ai giardini delle Biennale, al Padiglione Francia, si ha la conferma che se la grande rivoluzione un paio di secoli fa l’hanno fatta loro, un motivo ci sarà pure stato… Ovvero, basta installazioni da pippe mentali: sdraiatevi, rilassatevi e guardate la natura che si muove davanti a noi.

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