Frame al Teatro Astra di Vicenza

Non siamo più abituati a questa forma d’arte.

Schiacciati dal rumore delle tante parole inutili, dal vortice della frenesia, dall’ossessione del flusso continuo senza scopo né direzione, non siamo più abituati alle istantanee di un momento.
Non siamo abituati ad immaginare di mettere a fuoco la staticità di una situazione, perché siamo talmente di corsa che anche i telefoni sono pronti non solo a seguire le nostre parole mentre ci spostiamo, ma a fermare un’immagine in movimento; a renderla statica e nitida, perché è impensabile chiedere di fermare il tempo solo per uno scatto di fotografia. E’ un mondo di foto in movimento, questo, una vita nella quale non è concesso fermarsi.
Ispirato alla pittura di Edward Hopper, questo spettacolo rallenta il nostro battito fino a fermarlo: ci costringe ad affrontarlo, ad affrontarci. A ridiscutere le regole del gioco, o almeno a provarci: e ora che siamo fermi l’uno di fronte all’altro… cosa succede?
(Forse si può cominciare con l’alzarsi in piedi e applaudire uno straordinario lavoro di un ottimo regista come Alessandro Serra; al resto ci si pensa poi…).

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