Franco Battiato a Treviso fra elettronica e cantautorato

franco battiato

Battiato è Battiato, e non è l’entrata gratuita a portare una fiumana di gente alle mura di Treviso e a inchiodarne altrettanta fuori (per evidenti motivi di sicurezza).

E’ lui, quel mostro di bravura che ha solcato il tempo e la storia della musica.

Chiunque abbia passeggiato sulla penisola per qualche tempo si è suo malgrado trovato a fischiettare o canticchiare qualche strofa di una sua canzone, perché ci sono tracce di lui nell’aria e ti entrano dentro solo respirando.

Il genio infatti compone dagli anni ’60 ma non puoi chiamarlo cantautore; sarebbe riduttivo per uno sperimentatore maniacale come lui. Battiato ha cantato musica etnica, leggera, folk, rock, ha musicato la rabbia, il viaggio, l’essenza; ha suonato l’elettronica quando in Italia non c’erano ancora i rave party e potrebbe insegnare all’università filosofia e meditazione orientale. Questo è Battiato, una sfinge che incarna tutto.

Uno dei complimenti che gli è piaciuto di più è quello di una ragazzina diciottenne che dice di adorare le sue canzoni senza comprendere bene ciò che dice (strano, eh?). Forse nessuno può sperare di farlo appieno, ma tutti abbiamo trovato conforto in qualche suo verso interpretandolo diversamente nelle varie fasi della vita, abbiamo sorriso cantandolo, o abbiamo sentito quell’irresistibile propulsione a saltare di gioia. Cosa che avviene spontaneamente alla fine di ogni suo concerto quando finge di andare via…e come un signore giocherellone fa scattare d’improvviso la festa. Se vi pare poco….( ps- poi ovviamente è anche scrittore, pittore, regista…)

Paolo Tedeschi

Redazione Web

04/09/2017

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