Grazia Deledda

grazia deledda

Il teatro, come altre forme d’arte, ha il privilegio di poter raccontare la realtà mescolandola con la finzione. Non è certo per questo che Marcello Fois ha scritto il testo teatrale di questa rappresentazione, ma è forse la ragione principale per la quale questo spettacolo è risultato così efficace da raggiungere un pubblico variegato.

Si parla di sold out un po’ ovunque in giro per l’Italia, parlando di Grazia Deledda, di donne, di famiglia, di amore, di caparbietà, di coraggio, di Sardegna: di vita insomma. Quella vita che continuiamo a guardare da ogni prospettiva cercandone il senso, la giusta chiave di lettura, la via di fuga o quella della salvezza. Mi si nota di più se vengo e non ballo, o se non vengo affatto si chiedeva Nanni Moretti. Ed è la domanda che più o meno direttamente si rivolge un sardo (o a un sardo). Sono più forte se resto qui a lottare per la mia terra, o se vado in continente a conoscere il mondo da un’altra angolatura?

Lo spettacolo è forte e vigoroso, e vede nelle vesti di protagonista quella Michela Murgia che negli ultimi anni ha fatto tutto tranne un film e l’astronauta. Michela non è attrice, ma incarna così tanto il personaggio da tenere il passo con fior di professionisti. Ci mette tutto quello che è e quello che sa, ci mette amore passione e dedizione, che non è poco: al resto ci pensano gli altri. E al teatro Massimo di Cagliari sono applausi a scena aperta, lucidi, sentiti e instancabili, come un lungo abbraccio.

Raccontare la storia del Nobel per letteratura, prima e unica italiana insignita di tale riconoscimento, una donna sarda che scriveva libri nel 1800 non è stato il solito noioso polpettone da femministe ( che poi non è un’offesa….); così si sussurrava di traverso a voce più o meno alta, tra il foyer la strada e la pizzeria fronte teatro. E’ stato pure divertente, a tratti. Già, verrebbe quasi da leggere un suo libro…

 

 

Paolo Tedeschi

Redazione web 27/10/2017

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