Kraftwerk in 3-D all’Arena di Verona

Kraftwerk

Ci sono due indicatori che in un concerto distinguono nettamente i grandi dagli altri..

1) dopo mezz’ora realizzi che quello che stai sentendo ha come minimo ispirato molti altri artisti di successo, i quali, nella migliore delle ipotesi, hanno modellato il tutto a loro piacimento senza inventare nulla. 2) quando il cielo lampeggia nessuno guarda preoccupato il nero che avanza, e quando inizia a piovere nessuno contempla l’ipotesi di andarsene.

All’arena di Verona è andato in scena ben di più dell’unica tappa italiana di un gruppo che la musica elettronica l’ha inventata: qui eravamo a un ritrovo di adepti adoranti.

E’ stato un concerto fantastico, curato in ogni dettaglio, con immagini in 3D proiettate intorno ai 4 santoni che creavano emozioni schiacciando dei tasti e regalando una qualità audio sconosciuta a chi è abituato ad ascoltare musica negli smartphone. Vestiti da cyber astronauti hanno dato ampio sapere della loro scienza, hanno emozionato, hanno divertito, hanno dimostrato di essere dei tecnici del suono con i contro-attributi, a discapito della pancetta in rilievo sulle tute aderenti, e delle teste luccicanti.

Abbiamo ascoltato la loro lezione magistrale, e abbiamo goduto come pazzi della perfezione: perché quando ce l’hai di fronte ( la perfezione) non hai bisogno di chiederti il perché e per come, di quali collegamenti ci possano essere tra l’immagine di un calcolatore, autostrade e automobili, numeri in rilievo, nomi di città atomiche e astronavi.

A fine concerto c’è ancora nell’aria quel sapore crudo anni settanta, quel messaggio incisivo senza alcuna aleatoria ricerca di effimere metafore. La luce si fa soffusa e i maestri uno alla volta abbandonano lentamente il palco: siamo stati qui a fare musica per voi, e adesso abbiamo terminato, aufiedersen, good night.

 

 

Redazione web 29/07/2016

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