La Biennale di Venezia 2017

biennale di venezia

La biennale si conferma luogo parallelo.

E’ stato nelle varie edizioni uno spazio dove pensare il futuro, allarmare il presente: quest’anno appare come una lenta passeggiata per (ri)prendersi il tempo che sta sfuggendo, tutti così presi dalla delirante corsa senza direzione di cui siamo protagonisti.

Tra le mura dell’arsenale si sprigiona aria di fuga dalla realtà, ma di consistenza diversa da quella che produce lo sdoppiamento che pratichiamo per necessità. E’ come una nuvola nella quale rigenerarsi, dove ritrovare il gusto della nicchia, del superfluo, forse unica via per ambire alla centralità dell’esistenza. Per rimetterci noi, di nuovo nel mezzo.

Ci si adatta a tutto, è solo questione di tempo: lo fanno gli uomini, lo fanno le scimmie. Puoi lasciare le montagne innevate e andare a vivere nel deserto del Texas, rischiare l’estinzione, lottare, sopravvivere e tornare a riprodurti. Ma se qualcuno si prende del tempo per caricare della neve su un camion, non è solo per studiare il meccanismo della tua memoria, per vedere se ricordi ancora: è anche per gentilezza. Ed è questa che forse salverà il mondo, ma che certo ancor oggi lo tiene faticosamente in piedi.

Paolo Tedeschi

20/11/2017

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