Mannarino, Alessandro Mannarino

Bastano cinque minuti per capire perché fa un sold out dopo l’altro: la sua energia è pazzesca, è un idolo assoluto ed è pure bello.

Tutto qui? No. Quando canta racconta storie in cui crede, in altre parole è UNO VERO; e siccome non capita spesso di incontrarne, quando succede lo riconoscono tutti.

E’ finalmente bello andare ad un concerto – e non a un evento – perché questa non è un’esibizione “ciao Padova siete fantastici, bis da scaletta, luci accese ciao alla prossima”: è come tornare nelle vecchie trattorie, quando la pasta e il sugo fatto in casa avevano un sapore. E la musica, l’atmosfera e le parole dei testi di Mannarino, hanno quel gusto dell’imperfezione che senti nel palato.

E’ così che nascono le feste ben riuscite, dove tutti si divertono cantano-ballano-bevono-fumano e nessuno si fa male. Sono queste le serate dove c’è la bella gente, non quella delle serateainvito-conlisteselezionate-eitavoliconlebottigliedivodkaelafruttafuoristagionetuttacolorata. Questo è stato un concerto con un cantante e una dozzina di musicisti a regalare musica, col sorriso sulle labbra; fico no?

Ps: per chi se lo fosse chiesto o lo avesse sentino in giro: questo non è (più) il nuovo Capossela. Questo è Alessandro Mannarino.

 

Paolo Tedeschi

Redazione web 05/05/2017

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