Skunk Anansie

Skunk Anansie

Dagli Skunk Anansie, esplosi 20 anni fa nel mondo del punkrock/blues/hiphop (o qualunque sia il genere di appartenenza), ci si aspettava il tripudio continuo, la conferma che la leggenda che stavano scrivendo si perpetuasse nel tempo.

Invece, puf, sono spariti alla ricerca di gloria da solisti. E la gente, che s’infervora in un attimo per una hit estiva ben riuscita, con lo stesso battito di ciglia è pronta a dimenticare: per questo, forse, a Piazzola sul Brenta non c’è il pienone che un gruppo come questo meriterebbe.

La serata è fresca il giusto, e il pubblico, compatto e intimo, ti mette subito a tuo agio: perché è l’atmosfera che fa la differenza, oltre alla performance musicale. Skin tutto questo lo vede e lo sente – sulla pelle – chiaro, ma soprattutto nel cuore. Così dopo aver dato lustro alle sue capacità vocali e aver ricordato a tutti chi sono gli Skunk Anansie , indica una persona, poi un’altra, e un’altra ancora; muove il dito indice a uncino, dice come here, e alcuni fortunati in prima fila scavalcano increduli la transenna aiutati dai bodyguard e salgono sul palco. Ora sono di fianco a lei, e cantano con lei, come accade solo nei film o nei sogni.

La differenza tra un gesto come questo e altri sicuramente già accaduti, è che sembra tutto vero: cioè, sembra vero che a lei faccia piacere avere degli sconosciuti tutti sudati di fianco, abbracciarli, e ballare in cerchio come fossero a una festa scolastica di fine anno. Poi, non contenta, fa qualcosa di oltre, così oltre che è più che lecito dubitare il tutto sia stato organizzato. Ovvero: Skin indica una tipa tra il pubblico, una che ha la faccia da batterista evidentemente, e che evidentemente diceva qualcosa durante il concerto, perché Skin le dice testuale: “basta con il tuo bla bla, facci vedere cosa sai fare”. Il batterista ufficiale si alza, tranquillo, le porge le bacchette e la invita a suonare. E questa suona da sballo per un paio di minuti mentre il batterista la riprende col suo telefonino, beatamente sdraiato sul palco. Poi ancora.

–        Skin: What’s your name?

–        Risposta della tipa con occhi sbarrati e bocca aperta: porca puttana ( con “e” larga molto veneta).

Morale: o sono tutti dei grandi attori o questi sanno cosa vuol dire fare uno show.

Skin è sempre lei, indiscussa regina nera, magica voce, superba direttrice del gruppo e del palco: quel genere di star che quando te la trovi davanti vorresti immortalare quel sorriso capace di illuminare il deserto di una notte…e preservarlo per sempre.

 

 

 

Redazione web 28/07/2016

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