Il Grande Piccolo Vino

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Cari lettori, oggi vi presento un vino che anche il dio Bacco in persona
durante uno dei suoi baccanali avrà avuto l’occasione di assaggiare.
Come faccio a dirlo?
Cari amici, l’origine di questo vino si perde nella notte dei tempi!

Qualche tempo fa decisi di recarmi a Pozzuoli per visitare delle cantine del posto
ed ebbi così l’occasione di scontrarmi con il sapore secco dell’Asprinio Aversano.
Che dire, o lo ami o lo odi… non c’è una via di mezzo, questo vino bianco, fermo o spumante che sia, è talmente particolare nel gusto che il giudizio non può che essere totalmente personale.

Mario Soldati scriveva: “Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio… L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma in compenso
è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare
se non lo si gusta…”

Immaginate di assaggiare il frutto di una vite che si arrampica anche oltre i 15 mt di altezza per assorbire tutto il calore del sole Campano.
Immaginate grappoli carichi di colore riflettere quella luce e che al primo chiarore del mattino, sospesi abbracciati alle foglie, osservano silenti
le nere acque del Lago d’ Averno e le sue nebbie solfuree che ricoprono le limacciose coste e impregnano l’aria di zolfo.

Credetemi: questo ambiente caratterisco influisce inevitabilemnte sul sapore dell’ Asprinio e la coltivazione delle uve in queste terre ( oggi tra i comuni di Napoli e Caserta ) fu voluta da Louis Pierrefeu cantiniere della corte Angioina già nel 1300.

Se siete curiosi di provarlo, mi raccomando, fatelo servire fresco a non più di 7/8° accompagnato da una bella porzione di crostacei o alici fritte e se il pesce non vi aggrada allora abbinatelo ad una carrozza di mozzarelle o… ad una mozzarella in carrozza!

 

“Non appena avrai attraversato il mare, scorgerai i bassi lidi e, denso di alti pioppi e improduttivi salici, il Bosco di Proserpina: a quella spiaggia battuta dal mare profondo, àncora la nave ed entra nei domini di Plutone.

(Omero Odissea Libro X, XI )

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