Pugni chiusi

“Non hai mai sentito pugni chiusi??” e io nessuna risposta. Sempre lui: “Dai, non hai mai sentito pugni chiusi??”. E io, pensando ad una canzone adatta alla fila delle casse del supermercato il sabato mattina, rispondo: “Boh!”. 

Dopo un’ora ricomincia: “Ma veramente?”.

E allora penso ad una canzone di protesta degli anni 70 e rispondo, sperando di indovinare e farlo smettere: “Ah, ok, è quella canzone di protesta!”

E lui: “Va bene dai, adesso te la faccio sentire”.

Così per la prima volta in vita mia, giusto 6 mesi fa, ho ascoltato questa grandissima canzone.

Sentendola mi si è aperto un mondo: non era la canzone di pugni contro chi ti arriva addosso alle gambe con il carrello pieno, e neanche una canzone di protesta contro la polizia in un viale qualsiasi nella Roma degli anni Settanta. Questa canzone, in realtà, parla proprio di amore!

Ultimamente questa canzone mi sta proprio perseguitando: un mio collega la canta in una stanza, un altro in un’altra; uno la canta in concerto con il suo gruppo, e uno la canta persino al matrimonio.

Ma torniamo a parlare della canzone. Per quei pochi che non l’hanno ancora mai sentita, “Pugni chiusi” è proprio una canzone anni Sessanta, una di quelle canzoni leggere leggere, cantata dal grande Demetrio Stratos. Una canzone che è subito orecchiabile, e che solo dopo due ascolti dedicheresti alla tua amata.

Signore e signori gli anni Sessanta sono tornati nel Blog: buon ascolto.

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