Robe da rap

Oggi sono di pessimo umore, quindi non me la prenderò con una singola canzone, ma con un genere intero, un genere che proprio le mie orecchie non riescono ad accettare. Signori e signore parlo del famigerato rap.

A dire il vero, quando ero più piccolo, ero affascinato dal genere. Assieme ai compagni di classe anch’io, come un povero giovane in conflitto con se stesso per la scelta di un genere musicale, ho ascoltato il rap americano più commerciale e mio malgrado devo dire che lo apprezzavo.

Con il passare degli anni però diventava sempre più incomprensibile e troppo poco melodico per i miei gusti, tanto da arrivare al punto di prendermela con ogni amico rapper che avevo.

Ultimamente ho vicino a me un collega che mi tormenta con del rap improvvisato e questo non fa altro che infastidire le mie giornate – no dai qui sto esagerando – però l’uso delle rime di questo aspirante rapper mi fa tornare in mente il periodo passato in corriera durante il ritorno dalla scuola superiore, mentre aspiranti “artisti” si sfidavano a singolar tenzone davanti alle porte del veicolo in movimento.

Sono qui oggi a proporre l’unica cosa che apprezzo del genere, gli uomini beat-box, questa sottospecie di juke-box mobili. Ascoltatene tutti.

Alla prossima uscita.

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