25 Maggio: la nascita di una nazione

bandiera argentina

Il 25 Maggio, in Argentina, le bandiere della patria sventolano a migliaia sulle strade che portano a Plaza de Mayo, punto in cui la folla si riunisce a festeggiare. “Este día se convirtió en el nacimiento de la Nación” (questo giorno si è convertito nella nascita della nazione), commenta Luciano De Privitellio, ricercatore universitario di storia presso l’Università di Buenos Aires. Si celebra la cosiddetta “Revolición de Mayo” del 1810. In realtà la nazione, a livello formale, nasce soltanto il 9 luglio 1816 nel Congresso di Tucuman in cui viene sancita l’effettiva indipendenza dalla Spagna. Eppure i festeggiamenti del 9 Luglio non sono neppure comparabili a quelli del 25 Maggio: nell’immaginario popolare questa data ha assunto una dimensione mitica e si erge a simbolo della resistenza. Cosa ci racconta la storia?


Torniamo velocemente indietro. È il 1810. Appena due anni prima la tempesta napoleonica ha invaso la Spagna, mettendone in risalto la fragilità della corona. La voce dell’occupazione arriva a Buenos Aires, dove la dipendenza coloniale del Vicereame del Rio della Plata governa a nome del re di Spagna. La stessa Buenos Aires in cui, pochi anni prima, l’esercito inglese è stato respinto dalla sola forza dei cittadini, che vanno acquisendo fiducia nei loro mezzi. Nel mondo c’è un vento nuovo che soffia forte: le rivoluzioni sono state fatte e si sono concretizzate – Stati Uniti, rivoluzione francese. È su queste basi che Buenos Aires prepara l’indipendenza. Nella “Semana de Mayo”, tra il 18 e il 25 di Maggio, la città insorge e finisce per deporre il viceré Baltasar Hidalgo de Cisneros, sostituendolo con un governo locale, la Prima Giunta. È il primo atto decisivo, il punto di non ritorno. Ed è per questo che qui dallo storico si passa al simbolico. Apparentemente, difatti, le condizioni metereologiche del fatidico 25 Maggio non sono le migliori per una rivoluzione: in mattinata, nella piazza centrale dove si erge il Cabildo – palazzo coloniale simbolo del potere reale – piove e non accenna a smettere. Poi il buon auspicio, il segno celeste, il preannuncio della vittoria: il pomeriggio si apre un varco tra le nubi e fuoriesce, brillante quanto benaugurante, il sole. Lo stesso sole che verrà poi messo, alcuni anni dopo, sulla bandiera azzurro celeste dell’Argentina proprio in omaggio a questo fatto. Accanirsi nel cercare una consistenza storica non ha nemmeno tanto valore: che il sole sia uscito effettivamente o no, non conta. Quel che è importante è volercelo vedere e mettercelo a simbolo di una nazione. Farsi insomma rappresentare da quel 25 Maggio “informale” (la formalità dell’indipendenza, come abbiamo visto, arriva solo nel 1816), scintilla dalla quale ha preso inizio la guerra d’indipendenza su tutto il territorio coloniale spagnolo. Buenos Aires, da cui tutto è partito, si elogia e si porta in piazza, ricordando i suoi eroici generali e la loro volontà di libertà.
Oggi, la libertà si misura sul denaro. Potere d’acquisto uguale potere d’azione. Le difficili condizioni economiche dell’Argentina tengono così in scacco la libertà della popolazione (che, ad esempio, paga tasse su prodotti esteri, quindi anche su un biglietto aereo, emblema della libertà di movimento). Si ricorre allora all’immaginario comune, e si guarda con nostalgia ai padri fondatori della nazione e al loro amor patrio. Il 25 di Maggio, la gente si raduna tutta lì, nella piazza del Cabildo, nella speranza di veder spuntare i raggi salvifici del sole che è stato fatto bandiera.

 

 

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