Boca-River: un derby dal sangue italiano

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Oggi parliamo di fútbol argentino visto che, tra campionato e coppa, è la settimana dei tre superclásicos consecutivi: Boca Junior contro River Plate. Boca-River è considerato uno dei derby più caldi del mondo. Lo si capisce quando in metro un uomo consiglia ad un turista di nascondere per bene la maglietta del Boca che ha addosso, visto che si sta entrando nella “zona River” e non sarebbe prudente girare con i colori gialloblu.

«Si sa mai», dice. Detto fatto, cerniera alzata fino al collo e zitti tutti. Per evitare scontri tra tifoserie, dal momento in cui negli anni se ne sono visti parecchi, gli stadi sono recentemente stati chiusi ai sostenitori della squadra ospite. Così quando si gioca in casa il 100% del tifo è a favore, e non si parla di qualche rauco coretto di incitamento, ma di veri e propri boati da fine del mondo con tanto di coriandoli stile carnevale e coreografie da oscar. Si parla di “effetto terremoto”: si salta con tanta forza da far tremare il cemento armato delle gradinate, roba da livelli alti della scala Richter. I bus che vanno allo stadio il giorno della partita sono un’incredibile congestione di magliette colorate che cantano, tambureggiano e sventolano bandiere fin fuori dalle porte e dai finestrini. Poi ci sono i tifosi più azzardati, quelli che si accomodano tranquillamente sui tetti dei veicoli e continuano nell’azione di incitamento dall’alto del loro precario equilibrio: impossibile non fermarsi a guardare, in un misto tra incredulità e meraviglia. Manco a dirlo, quando c’è il derby la città si paralizza: la gente che di solito popola la capitale viene risucchiata nelle case e nei bar dal vortice dei teleschermi. I gol rimbombano come un tuono tra le strade. La tensione è alle stelle e non manca chi si manda a quel paese dalle terrazze.

E pensare che i due club sono fratelli. Entrambi con chiare origini italiane, per di più. Il Boca ha sede nell’omonimo quartiere de La Boca, mentre il River sta nel lato opposto della città, zona Belgrano. Geograficamente agli antipodi, diciamo. Eppure il River nacque nel 1901 proprio ne La Boca e i suoi fondatori erano per la maggior parte di origine genovese. Altri genovesi nel 1905 diedero vita alla squadra del Boca, i tifosi della quale si fanno chiamare tuttora “Xeneizes”, deformazione del termine eponimo Genovese (in lingua ligure Zeneize). I club di fútbol che più si odiano sono uniti da un legame di sangue. Sangue italiano che ribolle nelle vene a suon di rovesciate sudamericane.

Prima del super match di giovedì scorso, un ragazzo con la maglietta del River ha detto: «odio Boca, lo odio con tutto il mio cuore. Ma lo amo perché so che senza di lui tutta questa passione non esisterebbe».

 

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio ed excrucior.

(Catullo, Carme 85)

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;

non so, ma è proprio così e mi tormento.

(Traduzione S. Quasimodo)

 

 

 

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In un viaggio, a movimenti orizzontali (gli spostamenti) corrispondono movimenti verticali (il contatto); fili si intrecciano fino a creare la trama di un vicentino in giro per il mondo.

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