Grecia e Argentina: una differenza sostanziale

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Se due indizi fanno una prova, c’è chi vede nell’attualissima crisi della Grecia svariati sintomi che la ricollegano direttamente alla crisi vissuta dall’Argentina nel 2001. Molti sono gli articoli dei maggiori quotidiani argentini che rivedono nella situazione greca i fantasmi di quando è stato provato qui sulla loro pelle.

Quell’Argentina collassò perché il suo debito pubblico era diventato insostenibile, l’inflazione era arrivata alle stelle e aveva messo la sua moneta al pari del valore del dollaro. La recessione si era lentamente ma inesorabilmente trasformata in depressione come conseguenza delle politiche di austerità imposte dai finanziatori esterni (FMI e, soprattutto, Stati Uniti). Disoccupazione e povertà aumentavano giorno per giorno, in modo inversamente proporzionale al PIL che colava a picco. Per le strade di Buenos Aires scoppiò l’inferno: razzie nei centro commerciali, guerriglie urbane, disordine pubblico, addirittura un tentativo di occupazione della Casa Rosada – sede presidenziale – da parte della folla, al seguito del quale ci furono numerosi feriti e un morto.

La Grecia il disastro delle disperate rivolte di piazza non l’ha ancora vissuto, ma le file agli sportelli dei bancomat sì. Il tetto prelievo pure. Così come è passata attraverso le politiche di austerità imposte dai finanziatori esterni (in questo caso FMI e Unione Europea al posto di Stati Uniti) che ne hanno impedito l’espansione, una moneta, l’euro, che vale quasi venti volte la dracma, il vertiginoso aumento del debito pubblico e lo sprofondare del PIL, con conseguente dilatazione di povertà e disoccupazione – quella giovanile è al 50%.

E però ci sono delle differenze importanti, avvertono gli economisti. L’Argentina poteva permettersi il default sia per questioni di cifre, sia per questioni di isolamento, invero l’unico paese a risentire del crollo del 2001 fu l’Uruguay che per molti versi dipendeva dall’economia di Buenos Aires. Brasile e il resto dell’America Latina furono protetti e impermeabilizzati. La Grecia invece non potrebbe permettersi il default perché la sua economia non permetterebbe di ripartire d’accapo con esiti positivi, rimanendo tagliata fuori dal “mercato che conta”, condannandosi all’isolamento. Inoltre, Grexit causerebbe un incontrollabile effetto domino, dal momento in cui molti altri paesi della zona euro non sarebbero per nulla impermeabili ad un’eventuale tracollo del paese ellenico.

Fin qui è economia, gli articoli e le opinioni abbondano. Tsipras passa da baluardo ultimo della democrazia a pazzo furioso nel giro di un link. E tuttavia c’è un’altra differenza sostanziale tra l’Argentina del 2001 e la Grecia del 2015, forse la più cruciale: la Grecia fa parte dell’Unione Europea. E allora?

L’Argentina non aveva niente da spartire con gli Stati Uniti, se non finanziamenti. Nessun Mazzini a fare da collante tra i due, nessuna idea politica a sostenere una fratellanza. Solo economia, fredda e meccanica finanza. Non paghi? D, che sta per default, grazie a arrivederci.

La Grecia ha un patto politico, e non solo economico, con l’Europa, della quale è parte integrante. Europa intesa come spazio identitario comune in cui si intrecciano definitivamente i fili massicci della storia, non solo come unione monetaria. Politica intesa come (dal greco, guarda un po’) polis, città, o meglio comunità dei cittadini che in uno spazio pubblico, insegna Aristotele (greco, guarda un po’) si incontrano e decidono per il bene di tutti. Europa come quella pensata già nell’800 come l’incontro dei popoli, fondata su valori di fratellanza e cooperazione, senza egemonie. Un’Europa umana proprio perché politica: è l’uomo che porta sulla mano la moneta da scambiare, non viceversa.

La paura più grande di Mazzini era quella che si realizzasse un’unione europea su base economica in cui dei paesi di serie A dominavano su paesi di serie B. Speriamo che non ci stia guardando.

 

 

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In un viaggio, a movimenti orizzontali (gli spostamenti) corrispondono movimenti verticali (il contatto); fili si intrecciano fino a creare la trama di un vicentino in giro per il mondo.

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