Smantellare Colombo

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Un pezzetto d’Italia, qui a Buenos Aires, è stato smantellato. Già perché l’imponente monumento a Cristoforo Colombo, ubicato nella parte retrostante del Palazzo del Governo (la famosa Casa Rosada), è stato fatto smontare il 29 giugno del 2013 su decisione del governo – o meglio della Presidenta Cristina Kirchner.

La statua era stata commissionata da Antonio Devoto, un prospero immigrante italiano, come ossequio della collettività italiana alla Repubblica Argentina nel centenario della Revolución de Mayo. Lo scultore Arnaldo Zucchi lavorò (in Italia) ben 623 tonnellate del celeberrimo marmo bianco di Carrara, fino a dar vita ad un imponente monumento di 26 metri inaugurato in Argentina nel 1921.

Perché un monumento in onore di Colombo, come ce ne sono tanti altri in Argentina e in America in genere, viene tutt’un tratto smantellato e trasferito in un altro luogo meno centrale? Cos’è successo?

Si dice che l’ispiratore sia stato Hugo Chávez il quale, durante una visita alla Casa Rosada, guardando dal terrazzo avrebbe detto alla sua collega:”¿Cómo tienes ahí la estatua de un genocida?”. La Presidenta avrebbe quindi deciso di sostituire il monumento del “genocida” con uno nuovo in onore dell’eroina boliviana Juana Azurduy, simbolo dell’indipendenza dalla Spagna. Non si accettava insomma che la nazione fosse rappresentata, proprio dietro il palazzo presidenziale e in bella vista, dal colonizzatore per eccellenza, colui che, con la sua “scoperta”, ha determinato le stragi delle popolazioni native. Per salvare la statua di Colombo si sono mossi un sacco di persone e si sono creati comitati ma niente, la statua se n’è andata e ad ora restano un cumolo di macerie.

Penso all’Italia. Sarebbe mai possibile smontare una statua così? Farla a pezzi, metterla in cassoni col rischio di rovinarla e trasferirla da un’altra parte? Si immagini smontare il Marco Aurelio in Campidoglio: chi si sognerebbe? Il patrimonio artistico è tutto (chiaro che il Marco Aurelio in piazza è una copia, si parla qui del valore simbolico). Ma qui la questione è un’altra, che ha a che vedere direttamente con l’identità collettiva del popolo. Difatti, parlando con la gente, ci si rende conto che non si tratta solo di una decisione governativa individuale. Se in moltissimi protestano per la scelta, altrettanti sono quelli che la giustificano. “Colombo non ha scoperto l’America, c’era già, e c’eravamo già, in parte, anche noi”: chi lo dice non sono solo i nativi, ma anche persone con chiare origini europee – figli dell’invasione di Colombo. Il capriccio della Presidenta, com’è stato definito, rivela una rottura ben più profonda nell’identità argentina. Di chi siamo figli noi? Con l’Europa – con Colombo –, o contro l’Europa – con Azurduy? Dove sta l’identità latina? Per non parlare del termine “latina” (che indica appunto la discendenza dai latini), al centro di numerosi dibattiti.

Io, da buon italiano attaccato al patrimonio, una statua non la toglierei mai, specialmente in questo modo. Ma è troppo facile essere rappresentati dalla grandezza di Marco Aurelio e forse ragiono all’italiana, sicuri come siamo di essere tutti figli di Roma (e perché non di Odoacre? Che pure ci ha “invaso” in qualità di “barbaro” – vedi le invasioni barbariche). L’identità si attacca ai simboli e in essi si forma, si concretizza. A volte accade che i simboli non convergano e che l’identità resti indefinita, conflittuale, un irrimediabile punto interrogativo. Che statua mettiamo in piazza principale? E allora bisogna capire da che angolo si vuol guardare la Storia.

 

 

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In un viaggio, a movimenti orizzontali (gli spostamenti) corrispondono movimenti verticali (il contatto); fili si intrecciano fino a creare la trama di un vicentino in giro per il mondo.

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