Ebola, la cura c’è: “E’ il sangue dei malati”

GINO-UNO

Parla Gino Strada, fondatore di Emergency:  “Il plasma di chi è sopravvissuto al virus è il metodo più promettente per curare il virus Ebola”

Con il cuore accanto al “suo” medico contagiato. Con il corpo tra i tanti malati, “che ancora non riusciamo a salvare”. Anche se oggi, dopo mesi di paura e allarme, una prima certezza sembrerebbe esserci. Ed è, per certi versi, molto sorprendente. La miglior cura per Ebola, o almeno quella considerata “più promettente” dall’Organizzazione mondiale della Sanità, è il sangue dei malati che sono riusciti a sconfiggere il virus. A spiegarlo, dalle colonne di Repubblica, è Gino Strada, medico e fondatore di Emergency, che in una lunga intervista al quotidiano ha fatto chiarezza sulle condizioni del medico italiano contagiato, ora ricoverato all’istituto Spallanzani di Roma, e ha provato a sfatare qualche falso mito.

Il primo pensiero di Strada, naturalmente, è andato al collega contagiato. Collega con il quale, fino al giorno del rientro, ha lavorato fianco a fianco nel centro di Lakka, in Sierra Leone. “Lo rivoglio qui, rapidamente. È uno tosto, un medico molto rigoroso e preparato. Sono tanti, tra quelli che ha curato – ha raccontato Strada – ad avermi chiesto notizie in queste ore”. I due medici si sono già sentiti al telefono e, ha confessato il fondatore di Emergency, il tono del dialogo non è stato per nulla dismesso. “Gli ho detto di non pensare neppure per un momento di essere in vacanza. Gli spedirò il lavoro, i dati via computer, in reparto a Roma, perché metta in ordine le statistiche. Gli ho detto di sbrigarsi a rimettersi in piedi – ha spiegato – abbiamo bisogno di lui perché qui la situazione è drammatica”.

Anche nel dramma, però, i malati – o quelli che ce l’hanno fatta – non dimenticano chi li ha aiutati. “Sono pronti ad aiutarlo concretamente, con il loro sangue. Quando abbiamo chiesto aiuto lunedì – ha raccontato Strada – in tanti, sopravvissuti al virus, sono venuti in ospedale a donare il loro sangue. È ricco di anticorpi. L’abbiamo spedito sullo stesso volo che ha riportato il nostro medico a Roma, servirà a curarlo”. Quindi, il passaggio sulle cure: “Il plasma di chi è sopravvissuto al virus è considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità il metodo più promettente”.

Al momento, comunque, sembra che il medico italiano contagiato stia rispondendo bene alle terapie, anche quella con un farmaco sperimentale che ha cominciato mercoledì. “Il paziente, compatibilmente con lo stato febbrile, si sente bene, cammina ed è psicologicamente forte – ha chiarito l’infettivologo Emanuele Nicastri, in occasione della lettura del bollettino medico dell’ospedale. La pressione è buona e viene costantemente monitorato a livello cardiaco ed epatico”.

Today.it

Redazione web: 27-11-2014

 

 

 

 

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