“Imprese e famiglie pagano il prezzo di una politica alla deriva”: il presidente di Confcommercio

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Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza, spiega alle imprese come affrontare l’aumento dell’Iva.

Quello che si sperava potesse essere evitato, con una vera politica di tagli alla spesa pubblica, da domani sarà realtà: dal 1 ottobre l’Iva passa infatti dal 21 al 22%.

L’ipotesi che il Governo vari un decreto legge entro martedì che ne blocchi l’aumento è assai improbabile, vista la situazione politica del Paese.

Si stima che l’incremento di un punto di Iva comporterà un aggravio annuo di circa 200 euro per famiglia e che risulteranno penalizzate soprattutto quelle a basso reddito in quanto la pressione Iva (rapporto tra Iva pagata e reddito) per il 20% di famiglie più povere arriverà al 10,5%, mentre per il 20% di quelle con più alto reddito sarà del 7,5%, circa il 30% in meno.

Imprese e famiglie sono costrette una volta ancora a pagare il prezzo di una politica alla deriva, fatta di ricatti e minacce quotidiane, e di scelte irresponsabili – dice Sergio Rebecca presidente della Confcommercio di Vicenza –. L’aumento dell’Iva, come abbiamo più volte detto, tocca ancora una volta le tasche dei consumatori, diminuendo il loro potere d’acquisto. L’effetto sarà un ennesimo calo dei consumi che andrà a gelare la leggera brezza di ripresa della nostra economia, che si cominciava a sentire. Ancora una volta, anche questo Governo che si era autodefinito “del fare”, per reperire risorse si limita a misure inaccettabili, che inaspriscono l’imposizione, anziché incidere con l’abbattimento deciso della spesa pubblica”.

“La situazione del paese è grave, con imprese e famiglie a rischio sopravvivenza – sottolinea il presidente Rebecca, ma nemmeno questo quadro preoccupante ha spinto la politica a varare misure urgenti per invertire la rotta. Assistiamo invece a dichiarazioni imbarazzanti e a situazioni insostenibili. Da ultima la crisi di governo. La scelta irresponsabile di togliere ossigeno a questo esecutivo è solo un altro, ennesimo, colpo che imprese e famiglie non possono più sopportare e che può solo trascinare il Paese in un vicolo cieco”.

Come detto è oramai inevitabile, visto l’intrecciarsi dell’entrata in vigore della norma (decreto 98/2011) con la crisi politica in atto, che da domani l’aliquota Iva del 21 passi al 22 %.

Questo comporta tutta una serie di interventi che le imprese devono mettere in atto. Di seguito le risposte ad alcuni quesiti che sono giunti alla Confcommercio di Vicenza da negozianti e operatori del commercio del turismo e dei servizi.

Registratori di cassa. L’aliquota Iva va modificata laddove è esposta, dunque nelle fatture fiscali. Chi emette scontrini e ricevute, invece, dovrà creare un’apposita colonna relativa all’aliquota Iva al 22% nel registro dei corrispettivi, dove il commerciante registra le operazioni giornaliere.

Ordini con consegna successiva. Sulle merci fatturate entro il 30 settembre si applica l’aliquota del 21%, anche se vengono consegnate successivamente a questa data. Scatta invece l’Iva al 22% per tutte le merci consegnate e fatturate a partire dal 1° ottobre.

Fatture sui servizi. Per le prestazioni di servizi il momento impositivo ai fini Iva è l’atto di pagamento o, se antecedente, la data di fatturazione. Ciò significa che si applica ancora l’Iva al 21% solo se il conto viene fatturato e/o saldato entro il 30 settembre e ciò indipendentemente se la prestazione del servizio sia iniziata già da tempo, o se si concluderà dopo il 1° di ottobre. Le fatture emesse e pagate dopo il 1° di ottobre dovranno avere tutte l’aliquota al 22%.

Acconti pagati prima della fornitura. Se l’acconto per l’acquisto di un bene o servizio è stato pagato entro il 30 di settembre, il fornitore deve emettere una fattura con l’Iva al 21%. Ovviamente se la consegna della merce e il pagamento a saldo avviene dopo l’entrata in vigore dell’aumento dell’Iva, sull’importo restante della fattura si applicherà l’aliquota del 22%.

Il rischio di anticipare la fatturazione. Per le imprese e i professionisti, generalmente l’Iva non è un costo perché viene recuperata. Tale imposta è, invece, un costo per i privati, per le imprese che non possono recuperare l’Iva, per chi effettua operazioni esenti e per i contribuenti minimi. Questi soggetti potrebbero chiedere di anticipare l’emissione della fattura al 30 settembre per vedersi applicare l’Iva al 21%. L’operazione, però, va attentamente valutata qualora il saldo avvenga in tempi successivi, in quanto l’impresa o il professionista che emette la fattura si trova ad anticipare il versamento dell’Iva prima ancora di averla incassata.

 

 

 

 

 

 

 

Confcommercio Vicenza

Redazione web 30-09-2013

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