In fin dei conti, la musica non è una cosa seria

Lo_Stato_Sociale_RecensioneCorriereVicentino

Di seguito il report dal sudorificio/platea del concerto de Lo Stato Sociale a Padova, preview della futura rubrica musicale di Roberta Costantini.

Inizia puntuale la tappa del concerto de Lo Stato Sociale a Padova. Dopo l’intro rap di Magellano, altro figlio della madre discografica Garrincha Dischi, il gruppo bolognese arriva sul palco.
Partono a raffica con una, due, tre… ops solo due e mezza canzoni perché l’auto definitosi “problema tecnico ambulante” Lodovico crea problemi con il jack e il tecnico esperto, fasciato in una tutina nera in stile Occhi di Gatto, risolve l’inghippo in pochi minuti.
Pezzi che oscillano tra “Turisti della democrazia” e l’album datato 2014 “L’Italia Peggiore” mostrano uno Stato Sociale maturo, ironico e sempre impegnato. Testi ammiccanti al sociale, dalla politica alle abitudini di noi Italians tra contraddizioni e surrealismo; canzoni d’amore di cartone e dai sentori globalizzati marchiati Ikea, frantumati dal divieto di sosta. Tematiche serie come sempre filtrate da mente piacevolmente disturbate e dalla tendenza ironica, ma soprattutto auto ironica. Gli esperti hipster e criptomani li definirebbero lateral thinker. Ma Lo Stato Sociale, oltre a pensare lateralmente, pensano anche frontalmente, se non addirittura obliquamente portando il pubblico in una montagna russa di sonorità, da quelle più elettroniche dell’album precendete a quelle più reggae dell’ultimo album. Testi sputati a una velocità da far invidia a un logopedista che obbliga il pubblico a fare una scelta: attivare la modalità playback solitamente destinate alle canzoni in inglese oppure muovere a ritmo il ciuffo di pelo appena lavato, limitandosi a cantare l’ultima parola del verso o addirittura l’ultima sillaba. Umani dai problemi di salivazione, stagisti, studenti e genitori degli studenti che li hanno accompagnati e che si godono il concerto, Lo Stato Sociale si esibisce davanti a una platea variegata a cui non manca di indirizzare sferzate vere come l’oro. Una fra tutte, “Perché i padovani sanno fare tante cose bene, tranne votare”.
Altalene di toni e di argomenti che non manca di toccare anche la strage del 2 agosto 1980 di Bologna, raccontato da un aneddoto famigliare che non risparmia commozione in chi la canta.
Si conclude con gli assi di repertorio e una dedica alla famiglia di Stefano Cucchi con Cromosomi:
“Il male di vivere
spesso ho incontrato,
l’ho salutato
e me ne sono andato”.

A parte l’insistenza tech di un Magellano per il download di un’app che siccome in USA funziona, la si deve avere absolutely, le sinapsi della sottoscritta hanno rifiutato dopo l’ennesimo spamming vocale amplificato, il concerto “è da vedé”.
E le ragioni sono molte: intelligenza, impegno, umiltà, lessico e capacità. Il tutto condito da ironia e sarcasmo. Un’Italia che dimostra che aldilà della peggiore, c’è anche quella migliore perché:
⁃ “Se magna bene, se beve bene, se sta yeah-yeah…sista!”
⁃ “Sista? Ma io sono figlia unica!”
Ecco, appunto.

 

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