Treviso: chiude il ristorante dove nacque il Tiramisù

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Chiude a Treviso dal 30 marzo il ristorante «Le Beccherie» della famiglia Campeol, dove fu inventato il Tiramisù, il dolce al cucchiaio più famoso il mondo.

Alla fine degli anni ’50 fu Alba con il marito Aldo Campeol e il pasticcere Roberto Linguanotto a creare il Tiramisù, modificando la ricetta dell’antica coppa imperiale e i dolci «ricostituenti» utilizzati all’epoca nei bordelli.

Il titolare, Carlo Campeol, conferma tutto. «Chiuderò il 30 marzo, quel giorno pagherò i miei tre dipendenti e i fornitori e poi chiuderò il ristorante per sempre». Una decisione sofferta, aggiunge Campeol, motivata dalla crisi. «C’è stato un crollo nella clientela, sono mancati i politici, le aziende e la gente comune». Eppure il nome de «Le Beccherie» era rimbalzato a livello internazionale perché era nella cucina di questo locale che era nato il dolce al cucchiaio più famoso al mondo. Ma evidentemente questo non è bastato. Aggiunge Campeol: «I ristoranti non si riempiono tutti i giorni con notizie come questa. Oggi vanno di moda i bar che propongono aperitivi lunghi. Avremmo dovuto dare una svolta a questo ristorante ma a 60 anni non ho la voglia né l’energia per farlo. Così si conferma il detto che le attività vengono chiuse alla terza generazione. E’ stato così anche nel nostro caso».

Il ristorante aveva aperto il primo settembre 1939, il giorno in cui scoppiò la seconda guerra mondiale, nel cuore di Treviso con Carlo Campeol senior.
Il ristorante «Le Beccherie» chiude per la crisi e per il mancato adeguamento ai tempi. Spiega Campeol: «Oggi i tabaccai propongono da mangiare, nei bar si mangia. In un centro all’ingrosso proponevano per la ristorazione veloce piatti prelibati da cuocere al microonde a un euro e mezzo l’uno. E non ci sono controlli, non ci sono norme da rispettare». La famiglia Campeol è proprietaria sia degli spazi che della licenza. Carlo ha deciso di chiudere il ristorante e ancora non ha deciso se vendere, affittare o lasciare sfitto. L’amarezza di Campeol è molta: «Adesso mi proporrò per insegnare agli altri tutti gli errori da evitare. Sapete qual è stato l’errore più grosso? Quello di lasciarmi prendere dal momento affettivo, dalla tradizione, dalla storia iniziata dal nonno e portata avanti dalla generazione dei miei genitori. In questo mestiere ci sono due tipi di persone, gli imprenditori col pelo sullo stomaco e i ristoratori guidati dalla passione. Io appartengo a quest’ultima categoria».

 

 

 

 

 

Corriere del Veneto.it

Redazione web 27-02-2014

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