Un intervistato speciale – il Corriere Vicentino

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Di seguito l’intervista al Corriere Vicentino in occasione dei suoi 15 anni di vita!

Caro Corriere Vicentino, qual è il tuo primo ricordo?

Una camera da letto… Gli uffici non erano ancora pronti… Qualcuno aveva deciso che dovevo nascere a gennaio. Comunque è stato un parto naturale, non un cesareo.

Hai appena spento 15 candeline. Sei in piena adolescenza, quindi. O ti senti già maturo?

In questo momento storico nel mondo dei giornali avere 15 anni significa già essere vecchi… È pieno di ragazzini su internet che vogliono farti sentire così… Ci provano, almeno, ma in verità ho ancora voglia di fare un sacco di cose, quindi mi sento ancora giovane, bisogna vedere se me le lasciano fare…

In che senso?

Il mondo è strano. La carta stampata durerà? Secondo me sì, però non si sa mai…

Per quale motivo secondo te qualcuno ti ha fatto nascere? In altre parole: pensi ci fosse proprio bisogno di te?

Sì! Sono nato in una zona che potrebbe essere il centro del mondo e invece si fa trattare come la periferia della periferia. Ho sempre cercato di dare centralità a lei e ai suoi 100.000 abitanti. L’idea è che siamo protagonisti delle notizie, che creiamo notizie e non che le subiamo soltanto.

I primi anni in questo mondo sono sempre i più difficili. Nel tuo caso sono anche coincisi con l’inizio del nuovo millennio. Che ricordi hai di quel periodo?

Sono stati anni affascinanti, più che difficili. Il difficile è iniziato con la crisi… Lì sono nati i primi dubbi, dubbi condivisi da tutti i miei fratelli e cugini giornali…

Che sensazione si prova a essere un “giornale di provincia”?

La mia filosofia di vita è sempre stata: “Si può essere un grande giornale, anche vivendo in provincia”. Chi lavora con me deve provare a scrivere come se fosse in un giornale nazionale, senza però dimenticarsi dove abita.

Cosa cambia?

Soprattutto il tipo di notizie: qui le cose importanti sono diverse rispetto alle grandi città. Il nostro è un territorio particolare, col più alto numero di sexy show e al tempo stesso con un’altissima percentuale di gente in chiesa la domenica.

Come tutti, crescendo hai cambiato aspetto e anche in parte carattere. Come ti definiresti oggi?

Ero un giornale, oggi sono una rivista.

Hai conosciuto tantissime persone, sia direttamente che indirettamente. Diciamo che non sei uno che si fa i fatti suoi…

Ci sono due aspetti da sottolineare in questo senso. Il primo è che in pratica sono stato un esperimento sociale: chiunque voleva provare a scrivere poteva venire da me e un po’ alla volta imparare il mestiere. La maggior parte delle persone molla dopo i primi mesi, ma molti hanno continuato, alcuni all’interno dell’azienda in cui vivo anch’io, altri in testate provinciali, regionali e anche nazionali. Per molti sono stato un trampolino di lancio.

Secondo aspetto?

Che abbiamo raccontato migliaia di storie, dalla pornostar di provincia a chi è andato in Australia a cercar fortuna, dall’imprenditore tornato dalla Cina a chi oggi investe sul territorio e sull’agricoltura. I veri protagonisti sono loro, non io.

Sei cresciuto solo tu o anche il territorio in cui hai vissuto? Cos’è cambiato secondo te?

Sono cresciuto nel senso che ora faccio parte di un’azienda che opera a livello europeo, sempre con la filosofia che nel nostro territorio ci sono le risorse necessarie per sviluppare qualsiasi progetto. La crisi sta facendo cambiare radicalmente anche la nostra società, ma non sempre in maniera negativa. I miei concittadini hanno la grande capacità di trasformare gli svantaggi in vantaggi, ho proprio voglia di raccontare come saranno i prossimi anni.

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