Vasco, Sound Check!

Si chiama Sound Check e precede di un giorno l’inizio del tour ufficiale: per avere l’accesso non si compra un biglietto ma è sufficiente/necessario essere iscritti al Fan Club.

Nella sostanza è un vero e proprio concerto: stesso luogo del concerto ufficiale del giorno successivo, stessa scaletta, stesso tutto.
Un concerto vero ma strano, perché per arrivare non si blocca l’autostrada e puoi parcheggiare vicino: non fai coda ai tornelli e non ci sono i fans con le tende dal giorno prima. Un concerto vero dove non ci sono canne che girano e girano persino poche birre: un concerto da famiglie coi bambini, dove c’è più armonia che adrenalina; dove si è in pochi intimi, perché quindicimila per Vasco è un ritrovo di amici. Vasco è quello che per primo ha fatto il Sold out a San Siro quando il pienone lo facevano solo Milan, Inter e Bruce Springsteen. Vasco è quello che dai tempi di Fronte del Palco, a San Siro mette due date che sono sold out in mezz’ora, così ne aggiunge un’altra, e poi un’altra, e poi un’altra ancora. Vasco è quello che a Modena ha portato 220 mila persone perché di più non ci sarebbero state per ragioni di sicurezza.
Vasco è Vasco, e non c’è più molto da aggiungere che non sia già stato detto, visto, raccontato.
Perché Vasco è vasco è quello che ti dice allargando le braccia chi è andato al primo concerto e poi non ha più smesso: perché a quella cosa lì non puoi più rinunciare, molto semplice. Vasco è quello che vent’anni dopo scopri che sono sempre più attuali le canzoni che quando è uscito l’album magari neppure ti piacevano. Vasco è quello che il suo ultimo album per ognuno di noi è un album diverso, perché dopo quello magari non ne abbiamo più comprati ma non abbiamo smesso di ascoltarlo e di seguirlo, e siamo ancora qua. Senza parole, noi che potremmo avere conversazioni di ore solo citando pezzi di sue canzoni. Dico potremmo, ma di fatto lo facciamo spesso, anche senza volerlo.
Vasco è quello che in migliaia hanno detto in giro che era un drogato ( drogato drogato drogato!!), che era finito, che era un cattivo esempio per i giovani. Vasco è quello che molti pensano che sia un povero ignorante, che ha avuto successo per caso, ma non conoscono la sua storia: chi era, cosa ha studiato e perché ha deciso di smettere di scherzare e di fare sul serio, per diventare il più bravo. Di tutti.
Vasco è quello che quando lo senti parlare, quando lo senti cantare, quando lo vedi sorridere e lo guardi negli occhi è come se potessi entrargli dentro. Perché un giorno ha abbassato le barriere e ha cominciato a raccontare storie senza pregiudizi. Col cuore in mano. Perché si ricorda ancora di chi si escludeva: come e perché. Perché sta dalla parte dei più deboli, non per scelta ma per inclinazione. E poi sì, per scelta, la scelta di chi ha deciso da che pare stare. Buoni o cattivi? Giusto o sbagliato? Qual è la verità? Come trovare il senso a questa vita, questa vita dove devi essere felice? Cosa vuol dire vivere, e da quanto tempo non lo facciamo? Soprattutto, chi è davvero Sally? Forse solo una come noi, a cui un giorno è passato un pensiero per la testa.
Vasco Rossi cittadino onorario di Lignano, ma di fatto del mondo. Grazie.
Ps: Vasco è anche quello a cui un giorno hanno chiesto di dire qualcosa ai giovani, per indurli a noi drogarsi. Lui ha sorriso, ha risposto che forse non era la persona adatta. Poi ci ha pensato e ha risposto. È inutile che vi dica che la droga fa male. La droga è una figata, purtroppo prima o poi bisogna smettere di usarla (eh già): e allora tanto vale cominciare il prima possibile, per imparare a divertirsi senza. Perché prima o poi dovrete farlo comunque.

Paolo Tedeschi

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