An evening with Manuel Agnelli

Il titolo in cartellone dice già cosa aspettarci. Non un Agnelli scatenato come ai concerti degli Afterhours, di cui era voce ed anima, non a petto nudo con pantaloni in pelle stile Iggy Pop, ma un incontro intimo per cantare e raccontarsi.

Manuel sprigiona quella serenità di chi nella vita ha visto, imparato e s’è divertito: la sfacciata beatitudine di chi ha fatto la figura del pirla a ogni latitudine del mondo e non se ne vergogna. Perché quando ti sei indebitato per registrare un album, e sull’orlo del baratro la vita d’improvviso ti sorride, raggiungi la consapevolezza di chi ha lottato, rischiato e vinto.

La nitida voce di Manuel è accompagnata dal pianoforte che lui stesso suona; dal violino arrivano taglienti le note di Rodrigo D’Erasmo. Divisi tra musica e letture i due si siedono e si prendono il tempo per sorseggiare una birra sul palco, addobbato a salotto di casa: è questa l’atmosfera che ha scelto Manuel per raccontarsi e cantare le canzoni che lo hanno segnato. Le sue, ma anche quelle di album Bianco dei Beatles, Lana del Ray come omaggio a sua figlia che gliel’ha fatta scoprire, o pezzi poco noti come l’Aquila cantata da Battisti.

Non è più quello degli Afterhours, quando si buttava di schiena sul pubblico, né quello televisivo di X Factor. Non è lo stesso uomo che in India con Emidio Clementi è stato assalito da un gruppo di scimmie, salvati da un bambino di 8 anni. E’ la sintesi di tutto questo e fa alzare tutto il Filarmonico in piedi ad applaudirlo.  Chapeau.

Paolo Tedeschi

05/12/2019

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