Analogie tra denti e fede per (ri)scoprire un senso nascosto nel quotidiano

Analogie tra denti e fede
Analogie tra denti e fede
Dio potrebbe aver bisogno di un dentista? Se fosse, sicuramente Giovanni Biolo farebbe al caso suo. Arzignanese, classe ‘87, fino a qualche tempo fa si limitava a lavorare tranquillamente nello studio di famiglia, BioDent. Poi la passione sfrenata per la teologia l’ha portato a “inventare” una nuova scienza, che dà il titolo alla sua opera prima: DentoTeologia. Paragoni fra denti e fede. In precedenza, i suoi articoli dentoteologici avevano spopolato sul web e addirittura su Radio Maria. Per non parlare della partecipazione, un paio d’anni fa, a un convegno a Roma, L’arte del sorriso come via alla santità, insieme al presidente degli odontoiatri cattolici e al Vescovo Ausiliare di Roma, monsignor Paolo Ricciardi. Bene, ma che cos’è la dentoteologia? «È una bizzarra “scienza” inventata da me, ovviamente con molta ironia, in cui vengono proposte delle similitudini fra i denti e la fede – spiega Biolo –. Un modo per vedere un senso nascosto nella realtà di tutti i giorni, che nel mio caso, in quanto dentista, sono appunto i denti».
Ha messo insieme due passioni un po’ particolari: i denti e la teologia. Da dove nasce l’interesse per questi due ambiti?
La passione per l’odontoiatria mi è stata tramandata da mio padre, a sua volta medico dentista. Già alle elementari i miei compagni di classe mi chiedevano “consulti medici”, perché, appunto, ero il “figlio del dottore”.
Era destino, insomma…
Già. Alla fine ho studiato Odontoiatria, approfondendo, in particolare la gnatologia, branca che si occupa delle articolazioni della mandibola e dei problemi legati a masticazione e postura.
E la teologia?
Quella è una passione parallela che risale ai tempi dell’università. Mi ha fatto maturare come uomo e mi sta aiutando a rispondere a una domanda per me cruciale: «Per chi vivo io?».
Ma davvero Dio c’entra con i denti?
Dio c’entra con tutto. L’uomo è religioso per natura: è nei nostri cromosomi la necessità di credere in qualcosa, in una religione o in una filosofia, di trovare un senso alla vita, un motivo per vivere. Anche l’ateo, per assurdo, ha una sua religione. Io sono del parere che, o Dio c’entra con tutto, o non c’entra con niente. La domanda da porsi è: «Chi è il tuo Dio?».
Ci fa un paragone, tra quelli proposti nel libro, fra denti e fede?
Ce ne sono tanti: 42 per l’esattezza, uno per capitolo. Il tutto con uno stile leggero, senza prendersi troppo sul serio. Dalla semplice carie paragonata al peccato allo smalto che ci protegge come l’angelo custode, dal senso dell’umorismo dei denti al diastema spirituale. Passando per l’umiltà del molare, la coerenza dell’incisivo, fino alla pulizia dei denti, che è un po’ come la confessione.
In che senso?
Come l’ablazione del tartaro due volte all’anno dal dentista consente di eliminare batteri ostici che infiammano le gengive, così la confessione aiuta a rimuovere anche i peccati “più cattivi”. Confessati spesso, almeno mensilmente, i nostri sbagli diventano meno gravi.
A chiudere il libro è una lista di “dentocomplimenti” per conquistare una ragazza: ce ne svela un paio?
Sono complimenti un po’ demenziali: «Sei incisiva nel mio cuore», «Siamo fatti l’uno per l’altra, come la dentiera con la gengiva» oppure «Sei più bella di un premolare». Non so se possano funzionare, ma se qualcuno volesse provare…
Un consiglio da dentoteologo ai dentofedeli?
Si sa, l’igiene orale si cura dal dentista, ma si mantiene a casa. Come? Semplice: lavandosi i denti (ricordandosi di cambiare di tanto in tanto lo spazzolino) sempre dopo aver mangiato. L’equivalente spirituale è la preghiera: accanto alla Messa e ai sacramenti, pregare è una necessità quotidiana. Un rapporto con Dio saltuario, che non ti colora il grigio del lunedì mattina, serve davvero a poco…
Redazione web
19/10/2020

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