Assad accetta la mediazione russa: armi chimiche sotto il controllo internazionale

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Dopo 48 ore il regime accetta la proposta russa di mettere le armi chimiche siriane sotto il controllo internazionale.

Una mediazione avanzata lunedì da Mosca, e presa in considerazione, seppure con scetticismo, anche dagli Stati Uniti che avevano già discusso della possibile svolta diplomatica già al G20 russo.

I ribelli precisano che il passo avanti del regime significa assumersi «responsabilità dei crimini commessi contro gli innocenti», ma solo «una strategia politica, che mira a temporeggiare ancora, che consentirà al regime di provocare ancora morti e distruzione in Siria e che rappresenta una minaccia per i Paesi e i popoli nella regione».

Si tratta comunque di un momento di stallo: anche la Lega Araba ha appoggiato la mediazione russa ed ora, di fatto, la questione di un possibile attacco armato torna nelle mani del presidente statunitense Obama che nel discorso di martedì sera alla nazione, chiederà comunque al Congresso di autorizzare l’uso della forza contro il regime siriano in attesa di sviluppi.

Se da una parte la comunità internazionale plaude la proposta russa perché significa allontanare, almeno momentaneamente, la guerra, dall’altra alcuni si pongono alcune domande sulle ragioni di una decisione simile. La Gran Bretagna prima fra tutte: «Sussistono delle domande serie che richiedono risposte circa la proposta russa sulla consegna di armi chimiche da parte della Siria», ha infatti commentato il primo ministro britannico, David Cameron.

Dubbi sull’ipotizzato piano di sorveglianza e controllo dell’arsenale di Damasco vengono invece da Israele.

Il governo di Tel Aviv è scettico sulla proposta di mettere le armi chimiche sotto il controllo internazionale e pensa che Damasco possa sfruttarla per «prendere tempo».

A dirlo è stato Avigdor Lieberman, presidente della commissione Affari esteri e Difesa del Parlamento israeliano, intervistato da Israel Radio.

«Assad sta guadagnando tempo, e molto anche», ha detto Lieberman, ex ministro degli Esteri e alleato del premier Benjamin Netanyahu.

Secondo Lieberman, la Siria sta tenendo la situazione in stallo, come l’Iran avrebbe fatto durante i primi negoziati sul nucleare quando affrontava un’offerta di trasferire all’estero le sue riserve di uranio arricchito. Lieberman ha detto che lo Stato ebraico non ha dettagli sull’offerta di Mosca e che non è chiara la logistica di un eventuale trasferimento delle armi nucleari, che secondo la proposta russa sarebbe poi propedeutico a una loro distruzione.

Anche il presidente israeliano Shimon Peres si è pronunciato sulla proposta di Mosca, dicendo che i negoziati per il trasferimento delle armi chimiche sarebbero «duri» e che la Siria «non è affidabile».

 

 

 

 

 

 

 

 

Corriere della Sera.it

Redazione web 10-09-2013

 

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