Cala il sipario, ma resta un’avventura bellissima

«Provate a mettervi di qua: magari ci state tutti!». Il notaio era in affanno: era la prima volta che, nella sua lunga carriera, doveva gestire oltre quaranta persone per l’apertura di una società. Una casa editrice, per essere precisi. «No, lì non ci state. E se ci mettessimo nell’androne?». E, alla fine, proprio lì, nell’androne di uno studio notarile di Arzignano, nonostante il freddo di quel dicembre del 1999 il Corriere Vicentino divenne una cosa ufficiale.

DA “PERIFERIA” A CENTRO. Più di quaranta persone perché volevamo che fosse un giornale differente, con rappresentanti della sinistra, della destra e del centro. Ma anche con imprenditori e presidenti di società sportive: l’idea era che il mondo associazionistico avesse un rappresentante, da Crespadoro a Montecchio Maggiore. In questi ventidue anni di storia il giornale è riuscito nel suo proposito: far diventare centrale una zona che spesso si è considerata periferica; creare un dibattito tra maggioranza e opposizione che arrivasse ai cittadini; raccontare storie di una società in movimento che stava modificando il suo modo di vivere; dare voce a persone normali che spesso facevano cose speciali. E abbiamo fatto tutto questo con ragazze ragazzi dell’Ovest vicentino: in tanti, infatti, si sono cimentati con il giornalismo. La maggior parte poi ha scelto altre strade, ma in molti sono partiti da qui per una carriera che li ha portati al Corriere della Sera e alla Rai. Come molti sono rimasti con noi. E la soddisfazione più grande è che adesso la nostra azienda nata come piccolo giornale della campagna veneta lavora in tutta Europa, gestendo ambiziosi progetti giornalistici e di comunicazione omnicanale.

 

ANIMA E PASSIONE. Oggi, però, scriviamo la parola fine a questo progetto. Diciamo basta perché non ci sono più quelli stimoli che hanno fatto sì che, oltre vent’anni fa, nascesse il Corriere Vicentino. Abbiamo superato le Torri gemelle, la più grande crisi del settore editoriale mai conosciuta, una pandemia, ma non riusciamo a superare la grande e sempre maggiore indifferenza da parte di imprenditori, commercianti amministratori pubblici e, forse, di una parte di lettori rispetto alle notizie locali non urlate ma raccontate seriamente. Questo, quindi, sarà l’ultimo numero del Corriere Vicentino per come lo abbiamo e lo avete conosciuto. Perché il nostro è sempre stato un lavoro basato sulla passione, sulla voglia di raccontare, sulla curiosità di capire come vanno le cose. Se scompare questa passione, un giornale resta senza anima e, ci crediate o no, l’anima è la parte fondamentale di un giornale.

 

GRAZIE… CON IL SORRISO. Ce ne andiamo con il sorriso, contenti di aver vissuto con voi un’avventura bellissima, un sogno che sembrava irrealizzabile, con l’onestà di aver sempre usato i toni corretti e di non esserci mai schierati. Prima di chiudere il sipario, i ringraziamenti sono d’obbligo. Grazie a quei quaranta soci, che ci hanno creduto quel giorno e a quelli che hanno continuato a crederci. Grazie a tutti gli sponsor, che ci hanno permesso di sviluppare il giornale. Grazie a tutte quelle ragazze e a quei ragazzi che si sono messi in gioco e hanno raccontato la nostra società diventando giornalisti. E, infine, grazie a tutti voi, i nostri lettori. Grazie a tutti: è stata un’avventura bellissima.

 

Stefano Cotrozzi
17/12/2021

 

 

 

1 commento

  1. Molto bene… cioè non molto ma vediamo il lato positivo. Oggi i primi numeri del Corriere Vicentino sono entrati nella rarità collezionistica e quindi il loro valore aumenta sia per rarità, che per documento di testimonianza. Ora tutti gli appassionati del giornalismo locale correranno a controllare la loro collezione. Io lo farò di sicuro. Poi li metto tutti in un bel scatolone e lo lascierò in eredità a chi -con non comune sensibilità culturale- continuerà lo studio della storia locale. Dopo Vittoriano Nori, Fernando Zampiva, il Dafne e chissà chi altro ancora, da oggi anche il Corriere Vicentino entrerà nella lista delle fonti citabili e consuntabili in Biblioteca. Non è male, dai! Resterà vivo nella memoria… e non è di tutti!

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