Calcio a 5, a quando il ritorno in campo?

Da più di due mesi il mondo del calcio a 5 giocato è fermo ai box causa corona virus. In casa del Real Futsal Arzignano però ci si muove pensando alla ripartenza e nella speranza di ritrovarsi in campo a settembre i biancorossi assieme ad altre 9 società della serie A hanno scritto nero su bianco le proposte per tornare a giocare.

Coi vicentini in prima fila ci sono Catania, Feldi Eboli, Mantova, CDM Genova, Colormax Pescara, CMB, Petrarca Padova, Lido di Ostia e l’Aniene; all’appello mancano le big della serie A Pesaro, Aqua&sapone, Avellino, Real Rieti e Came Dosson che una decina di giorni fa si erano già esposte con un piccolo gruppo per far sentire la propria voce.
Ad oggi dal mondo del calcio professionistico quanto dilettantistico nessuno ha detto stop lasciando dunque aperto anche il minimo spiraglio per una ripresa prima del termine della stagione fissato per il 30 giugno.
Da qui nasce l’idea che diventa una reale esigenza per promuovere un piano pluriennale di ripresa sportivo-economico con la consapevolezza che il costo per affrontare la crisi e le prossime stagioni sarà alto.
A tal fine serve una politica federale che torni ad investire sul calcio a 5 e sulle relative società ed a sostenere scelte di valore finalizzate ad una riduzione dei costi ed ad un maggiore impatto mediatico.
Tra i punti salienti chiesti dai presidenti delle dieci squadra du A la riduzione dei costi di iscrizione e di fideiussione per la prossima stagione, con richiesta di rimborso per le spese sostenute e non utilizzate nei mesi non giocati da marzo a giugno.

Attenzione massima anche ai protocolli sanitari imposti per la ripartenza, non solo per quanto riguarda atleti e tesserati, ma anche per il pubblico e per gli impianti utilizzati per allenamenti e partite.
Tra i temi trattati anche quello della creazione si un conosorzio della serie A e la facoltà di iscrivere la squadra nella categoria subito inferiore senza perdere alcun vincolo sui tesserati.
Im merito al regolamento sportivo la società ciedono di liberalizzare i roster della serie A senza che le società siano obbligate ad avere in distinta giocatori formati in Italia lasciando intatte le regole per A2 e B dove i giovani possano crescere.
Infine punto importante quello che riguarda la verifica sugli accordi economici con l’obbligo bimestrale di certificare i pagamenti per i tesserati come da contratto depositato.

Redazione web
24/04/2020

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