Cercasi cameriera che parli bene il dialetto veneto: succede a Treviso

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A.A.A. Cercasi cameriera con padronanza del dialetto veneto. Che sappia dosare l’inflessione, i modi di dire, il linguaggio e, perché no, anche come gesticolare per farsi capire in osteria.

È questa la proposta di lavoro apparsa su www.subito.it, la bacheca degli annunci on line. A scriverla, Massimiliano Fardin, 36 anni, che con la moglie ha deciso di aprire una nuova osteria-birreria a San Marco, frazione di Resana, nel Trevigiano. «Vogliamo ripercorrere la tradizione della cucina veneta, è necessario che chi si presenta al tavolo sappia parlare il dialetto », spiega l’imprenditore. Le risposte all’annuncio sono fioccate a decine, e curiosamente sono arrivate persino da Lecce. «Ma dobbiamo ancora trovare la persona che cerchiamo», aggiunge la consorte, Eliana.

Il nome scelto per la nuova osteria è già una provocazione: «Dai Bastardi». Nel logo, rosso e nero, troneggia un cane con la lingua di fuori. «Siamo gente umile, non di razza», sorride Fardin pensando alle bozze dei biglietti da visita: «Magna e bevi fin che te poi, parchè no te se mai quando che te tea toi». In sostanza, una libera traduzione in salsa trevigiana del «carpe diem»: mangia e bevi finché puoi, che non sai mai cosa ti può capiutare. Attorno, Fardin ha attrezzi da lavoro, assi tagliati a metà, polvere e confusione sotto a lampadari di ferro battuto e travi a vista: i lavori per il suo nuovo locale (che se tutto andrà in ordine aprirà il prossimo 23 marzo in via Montegrappa, dove un tempo c’era la «Corte Sconta») sono nel vivo.

Chi passava non poteva vedere ancora i dettagli: ma a breve sorgerà anche uno steccato, là fuori. «Guarda, lì c’era il forno delle pizze e qui davanti lo spazio per gli ingredienti», racconta febbrile il giovane, che dopo anni passati da cuoco è alla prima esperienza «in proprio». «Ma siccome noi siamo veneti, chiudiamo tutto e mettiamo sul bancone i cicchetti. Là davanti ci sarà il tavolo della “marenda”, molto meglio dello spritz hour, dove mi immagino grandi chiacchierate in dialetto. Per questo la cameriera che cerchiamo dovrà parlare in veneto. Dovrà far sentire a suo agio la clientela del posto, ma anche risultare simpatica e integrata nelle nostre tradizioni, deve conoscerci per vendere il nostro cibo. E poi: questa è una osteria con la “h” davanti, un ritrovo tradizionale, dal sapore antico». D’altro canto, per piazzare baccalà, trippe, ossobuco, nervetti un minimo di piedi piantati nella storia locale la ragazza – massimo 28 anni, si legge sempre nell’annuncio – ce li dovrà pur avere.

«Vogliamo però che sappia anche barcamenarsi con l’inglese, che può sempre capitare qualche turista: la città di Giorgione è a due passi. Pensa, l’altro giorno ho visto due turisti in un bar qui vicino. Non riuscivano ad ordinare da mangiare perché non si capivano con la lingua». I riscontri all’annuncio, come prevedibile in era di crisi, sono stati moltissimi. Nel giro di pochi giorni sono già arrivati decine di curriculum, alcuni persino da Prato, Lecce e Torino. Alcune ragazze, per passaparola, si sono presentate direttamente in osteria. «Non abbiamo chiamato ancora nessuno, ma dato che nel nostro locale si parlerà in dialetto, non credo che potremo sceglierle da lontano…», taglia corto Fardin. I colloqui di lavoro, che diventeranno una sorta di test linguistico, partiranno a breve: dalla prossima settimana la decina di ragazze prescelte – al momento, la base è quella della provenienza geografica, quelle più vicine a Resana – saranno chiamate. Ovviamente, se c’è qualche nuova candidata, i titolari sono ben lieti di sentirla parlare. La mail di riferimento è daibastardi@gmail.com.

 

 

 

Corriere del Veneto.it

Redazione web 13-03-2014

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