Concerie: apertura prorogata

In seguito al Decreto Governativo annunciato nella tarda serata di sabato, la situazione lavorativa è entrata nel caos. L’Ordinanza prevederebbe la chiusura di tutte le industrie che non producono beni strettamente necessari, ma non c’è stato il tempo per tutti di organizzarsi.

Il Sindaco di Arzignano, Alessia Bevilacqua, ha comunicato su Facebook il suo intervento tempestivo: ha inoltrato la richiesta al Governo di una – per usare le sue parole – «flessibilità che consenta alle Concerie della nostra valle di portare a termine alcune lavorazioni già in corso, allo scopo di evitare la putrefazione delle pelli, con conseguente problema ecologico e sanitario».


È l’Assessore Giovanni Lovato a ripercorrere i fatti:

Può raccontare cosa è successo?

Dopo aver sentito le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sabato notte, la maggior parte delle persone è andata in apprensione a causa della mancanza di chiarezza. Già dalle prime ore della domenica abbiamo ricevuto molte telefonate e messaggi con richieste di spiegazioni. Gli imprenditori ci chiedevano come avrebbero potuto chiudere le concerie stamattina: molte pelli nelle botti avrebbero assolutamente dovuto essere scaricate, altrimenti avrebbero causato un danno economico e ambientale.
Purtroppo non siamo stati in grado di rispondere perchè il DPCM non era ancora a disposizione.
Col Sindaco abbiamo deciso di contattare le associazioni di categoria per affrontare la situazione e Alessia Bevilacqua ha personalmente parlato con Roma esponendo il grave problema che si sarebbe avuto non dando la possibilità alle concerie di terminare il ciclo produttivo delle pelli “nelle botti”.
Nel dettaglio parliamo di:

– pelli rifinite nelle botti di follonaggio che necessitano di essere stese negli appositi cavalletti altrimenti si riempiono di pieghe e poi dovrebbero essere integralmente rilavorate- pelli ex Wet-Blue in botti di tintura che dovrebbero essere svuotate e poi asciugate negli appositi telai e/o sottovuoti
– il danno peggiore, anche ambientale, è dato dalle pelli nelle botti di calcinaio. Se non vengono tolte vanno sicuramente in putrefazione per diventare rifiuto speciale da smaltire. Concedendo del tempo ulteriore, tutto questo si può evitare.

Quanti giorni sono stati richiesti al Governo?

Una proroga di alcuni giorni soltanto, quelli utili a risolvere la situazione, magari chiudendo i reparti che non competono e utilizzando la manodopera strettamente necessaria, rispettando le regole di sicurezza vigenti.

Sono già arrivate le risposte?

Non nego che dopo aver agito, il senso di impotenza sia stato veramente logorante: non restava che aspettare. Le ore scorrevano, ma gli occhi restavano incollati al telefono in attesa di una chiamata o della pubblicazione del DPCM firmato. Finalmente verso le 17.30/18.00 il Sindaco ha ricevuto la chiamata da Roma che garantiva una proroga per tutte le attività di 3 giorni e abbiamo tirato un sospiro di sollievo.

Secondo Lei gli operai sono d’accordo di tornare al lavoro per questi giorni non previsti?

Credo siano d’accordo perché consapevoli del danno che avrebbe potuto crearsi se non fossero stati concessi questi giorni di proroga. Sono persone consapevoli e responsabili, chiaramente munite di mascherine e messe in sicurezza. Oggi facendo un giro, i presenti non si sono lamentati.

Può aggiungere qualche commento o informazione ulteriore?

In questi momenti ci rendiamo conto di quanto fragili siamo e quanto sia complicato chiudere un settore industriale. Abbiamo però dimostrato che lavorando in squadra, pur con idee diverse, confrontandoci e aiutandoci a vicenda possiamo risolve i problemi e affrontare il futuro mano nella mano. Cittadini, dipendenti, imprenditori, membri dell’amministrazione: siamo tutti stati una squadra.
Molto caos, ma è il risultato che conta e abbiamo ottenuto fortunatamente ciò che volevamo. Un ringraziamento a chi ci ha aiutato.

Redazione web
23/03/2020

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