Davide Sacco premiato ad Arcore

Si arricchisce la bacheca di Davide Sacco: lo scrittore vicentino, già autore del caso letterario Mai dire Noaro, di Fuori classe e Contromano a Vicenza, negli ultimi tempi sta facendo incetta di premi con il romanzo Gli angeli non danno appuntamenti, che ha da pochissimo ricevuto il Premio letterario Keraison, e con l’esilarante Adesso che sono morto, la sua ultima fatica, pubblicata da Berica Editrice. Un divertissement, dal titolo emblematico, arrivato terzo nella sezione “Romanzi e Racconti” del prestigioso Premio letterario di poesia e narrativa Città di Arcore. “Di solito agli scrittori capita di dover morire sul serio perché i loro lavori vengano apprezzati» – commenta ironicamente Sacco -. Idem per i pittori più famosi. La letteratura in particolare è piena di successi fuori tempo massimo, in cui sono gli eredi a trarre beneficio dai diritti d’autore. Scaramanticamente mi diverte… da morire che si parli del mio “ultimo” lavoro”.

In copertina si legge che è «il primo libro postumo pubblicato con l’autore ancora in vita», e subito questo incuriosisce il lettore. Di cosa parla? 

“È la vicenda insieme verosimile e surreale di un uomo alle prese col bilancio della propria esistenza. Un’operazione che molto spesso si tende istintivamente a rinviare sine die perché in genere non è mai un gran giorno quello in cui ti ritrovi a fare i conti con te stesso. In quel momento credo che l’umanità si divida inequivocabilmente in due categorie”.

Quali?
“Quella che si crede fallita a tal punto da sentirsi in torto a prescindere e quella che, invece, si ritiene talmente saggia da potersi dare i consigli da sola. Il protagonista del racconto ondeggia tra questi due estremi, sempre in bilico tra l’istinto ad autoassolversi e la rassegnazione a condannarsi senza appello. Direi la storia di un uomo medio”.

Com’è nata l’idea?

“In maniera assolutamente incidentale: partecipavo al funerale di un signore che aveva fama di riconosciuta carogna, eppure durante l’omelia lo sentivo dipingere come un sant’uomo. Da lì la curiosità di giocare a immaginare che cosa il mio prossimo potrebbe davvero pensare di me, al di là delle esternazioni artefatte di circostanza che per democristiana convenzione si dispensano in ordine sparso quando davanti ad una bara si tratta di consolare i parenti del de cuius”.

Un libro divertente e carico di humor nero, ma c’è qualcosa di più…

“Il desiderio tutto umano di volersi guardare di dentro, di giocare a capire chi sei, per quanto il rischio di cercare senza successo non sia da sottovalutare. E poi sullo sfondo, pur con una certa leggerezza di toni, prende consistenza qualche più o meno coraggiosa riflessione sulle questioni più delicate che da sempre accompagnano la vita d’ogni uomo”.

Ovvero?
“Il senso di quell’enormità assurda che ci siamo accordati di chiamare tempo; il valore della spesso incomprensibile fedeltà di coppia; il fascino oscuro dell’istinto malato al tradimento; fino al mistero doloroso per un milanista di quei nove scudetti consecutivi alla Juventus…”.

 

Redazione web
14/09/2020

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