Il tempo delle sagre

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Tempo di sagre. Paesi, paesini, contrade, quartieri … gli spazi si vestono a festa e il profumo di fritto si immette per le vie. L’estate, con le sue serate lunghe e i suoi venti benevoli, butta fuori tavoli e sedie sui campi appena tagliati, sui lastricati di cemento e sulle piazze.

Il tessuto urbano si libera dei sobri colori del lavoro per vestirsi di bandierine variopinte e insegne luminose. La musica fa girare le belle gonne a fiori delle ragazze che seguono i pantaloni del damerino. Ci si riunisce e ci si incontra, si ritrova chi non si vedeva da tempo e spuntano in ogni angolo impreviste chiacchierate.

Normalmente, la sagra ruota attorno ad un Santo o ad un piatto tradizionale, o a tutti e due contemporaneamente. Se non è la “Sagra di San …”, è la “Sagra del …” con una qualche prelibatezza da gustare. Questo perché la sagra, come svela l’origine stessa del termine (sacrum difatti è l’aggettivo dal quale deriva la parola “sagra”), nasce come momento centrale per la comunità, in quanto occasione religiosa per incontrarsi e raccogliersi, sacrificando un animale o condividendo un particolare prodotto offerto della terra; caratteristiche che, fin dalla loro origine lontana e pur mutando nel tempo, si mantengono tutt’ora.

L’idea di un fulcro attorno al quale arroccare una festa, che sia un santo, un cibo o una certa tradizione, nutre l’identità di una comunità; avere un punto fisso, un perno dove legare le altrimenti evasive tradizioni, aiuta a rafforzare e confermare i tratti distintivi di un territorio. Una delle peculiarità della sagra è che contiene in sé una spiccata genuinità popolare: l’assetto spartano dei tendoni, le tavolate lunghe e promiscue, le signore fattesi cuoche e tante facce del posto a far da camerieri …

Oggigiorno, la sagra si è trasformata anche in opportunità per promuovere un prodotto o una specialità tipica del territorio ad un pubblico più ampio. Un tempo piccole ed arroccate attorno al proprio campanile, alcune sagre oggi si sono tanto espanse da diventare delle vere e proprie icone dell’estate, degli appuntamenti che raccolgono migliaia di persone da ogni dove, compresi turisti stranieri e ospiti di una certa fama, rendendo la modesta riunione comunitaria un evento in grande stile.
Aumenta l’efficienza, aumenta la portata della cosa (e degli introiti) e la visibilità, col rischio però che si alzino i prezzi e si metta in moto una macchina organizzativa tanto complessa da offuscare a tratti la semplicità tipica di queste feste.

C’è chi dice che in periodi difficili come questi è bene avere un’opportunità di vendita in più che va sfruttata, anche a costo di perdere un po’ di quell’originalità creatrice d’identità. C’è chi dice che in periodi come questi è bene prendersi una pausa dal vendere ad ogni costo per ritrovare un po’ di festoso respiro.

L’importante è che si veda la gonna a fiori svolazzare in pista mentre segue i piedi veloci del ballerino.

 

 

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