Una domenica sul Monte Cimone

Sacrario del Cimone

Sacrario del Cimone

E giunse, dopo un lungo inverno, la sospirata primavera che con il suo marzo tiepido, altamente sopra le medie stagionali, aveva sciolto le nevi sui monti.

Così domenica 13 aprile siamo partiti, zaini in spalla, alla volta di Tonezza, dopo aver studiato, durante la settimana, alcuni capitoli di storia locale che ci indicava quel paesino come un posto da celebrare in questo primo centenario della Grande Guerra.
Lassù, infatti, si erano inerpicati i nostri alpini, conquistando il monte più a sud di quell’altopiano fatto a trapezio, che sovrasta la Valdastico e le insenature laterali che dividono quella zona strategica tra l’Altopiano e il Trentino: il Monte Cimone.
Dal paese di Tonezza, a piedi, carichi di buona volontà, per superare quel freddo ancora invernale dei suoi 991 metri, ci siamo diretti verso il cimitero austro-ungarico, un breve tragitto che ci ha fatto incontrare dei padovani che si sono aggregati a noi.

Faggeto sopra Tonezza a quota 1.000

Faggeto sopra Tonezza a quota 1.000

Il sentiero si snodava tortuoso in un immenso bosco di faggi con le loro foglioline appena uscite dalle gemme, con l’aria colorata di un verde smeraldo e dei pallidi raggi di sole che filtravano tra i rami, in una giornata perlata di grigio. Sul terreno timidi fiorellini incantavano per la loro semplice bellezza, maturata dopo lunghi mesi di attesa tra le nevi gelide e il muscoso sottobosco: crocus, anemoni e bucaneve.

Ed eccoci, dopo quasi due ore di chiacchiere e di marcia, alla cima, deformata dallo scoppio di 14.000 chili di esplosivo austriaco che fece oltre 1.210 morti nel settembre 1916, caduti i cui resti dormono nel Sacrario che si erge con la sua acuminata punta sulla sommità del colle.

Il panorama da quei 1.226 metri è stupendo grazie al sole che ci concede di vedere in lontananza il Grappa e più vicini: Rotzo, Mezzaselva e Canove. Sul fondo, Pedescala e l’Astico placido.
Qualcuno prega, altri ammirano le vette ancora innevate delle Tre Croci e il vicino Toraro, tutti stupiscono, pensando al sangue versato, senza averlo desiderato, sotto i nostri piedi.
Poi il ritorno, con il sole pieno finalmente, che ci riscalda e fa felici tutti per la giornata positiva, odorante di buona compagnia e di rare bellezze, oltre che di cultura e di storia.

Una risposta a “Una domenica sul Monte Cimone

  1. che bellezza! Cosa c’è di meglio di un mix di natura, storia e familiarità? La prossima uscita alle Lobbie ci divertiremo ancora.

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