Duecento anni del poeta Zanella

“Io dentro picciol borgo, in erma valle,
Cui fan le digradanti Alpi corona,
Vissi oscuri i miei dì, …”

Così Giacomo Zanella, del quale ricade oggi il 200esimo anniversario, descrisse la sua cittadina natale.

Nato a Chiampo il 9 settembre 1820, si trasferì ad otto anni a Vicenza, dove frequentò il ginnasio locale, prima di iscriversi al Seminario Vescovile. Fu ordinato sacerdote nel 1843, e subito dopo iniziò ad insegnare al seminario. Nel 1847 si laureò in filosofia. Partecipò con forte entusiasmo ai moti del 1848, questione che lo portò ad abbandonare la cattedra. Dopo aver insegnato vari anni tra Vicenza e Padova, e dopo una carriera di traduttore, nel 1866 diventò professore ordinario all’Università di Padova, della quale fu rettore nell’anno accademico 1970-1971. Nel 1878 si ritirò a vita privata nella sua villetta di Cavazzale, dove compose numerosi sonetti, raccolti sotto il nome di L’Astichello. Il 14 febbraio del 1888 ebbe un malore in casa dell’amico Fedele Lampertico, dal quale non si riprese mai più. Morì il 17 maggio 1888.

Il lavoro poetico di Zanella occupò circa trent’anni, dal 1860 al 1887. La sua poetica può essere riassunta nella prolusione, dal titolo Letteratura e civiltà, recitata in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico nel 1868: ufficio morale, civile e nazionale della letteratura, il cui contenuto dev’essere lo specchio della civiltà contemporanea, ma la cui forma dev’essere quella classica, per essere davvero una letteratura nazionale.

Oltre alla letteratura nazionalistica di stampo risorgimentale, Zanella si occupò di altri topoi, come quello di Psiche, della campagna, degli umili, della famiglia ma soprattutto il rapporto tra fede e scienza, contrapponendo la fede semplice degli ultimi alle superbe teorie scientifiche, nonostante in alcune poesie dimostrino una certa ammirazione per alcune conquiste scientifiche.

 

 

Redazione web
09/09/2020

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