Emma Dante apre la rassegna “Terrestri”

Misericordia scritto e diretto da Emma Dante luci Cristian Zucaro con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli coproduzione Piccolo Teatro di Milano– Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo Piccolo Teatro Grassi dal 14 gennaio al 16 febbraio 2020 foto © Masiar Pasquali

Al teatro Astra di Vicenza, venerdì 19 ottobre, è toccato a Emma Dante il privilegio di inaugurare la rassegna “Terrestri”.

Lo spettacolo racconta la fragilità delle donne: ancora una volta questo tema, sì, perché in un mondo (post) Covid, il tema è diventato più attuale e necessario di prima.

La pluripremiata regista siciliana, che al teatro Astra aveva esordito da sconosciuta, sceglie la sua lingua natale per raccontare un’emarginazione fatta di degrado: culturale, sociale ed economico. L’inferno degli ultimi, quelli che non vediamo, non sappiamo ascoltare e neppure vogliamo vedere; perché quando il degrado ce lo troviamo davanti, è più facile girarsi dall’altra parte e tapparsi le orecchi che allungare una mano.

Un tugurio come casa, la casa come unico luogo di vita, una vita passata a lavorare a maglia: questa è la vita di Anna, Nuzza e Bettina, che accudiscono Arturo, U picciutteddu,  come fosse figlio loro. Un ragazzo menomano, senza più una madre ma pieno di vita e voglioso di scoprire e assaggiare il mondo. Un Pinocchio dei giorni nostri, allevato da tre donne che (r)accolgono un figlio loro strappandolo a un Geppetto assassino: con il loro fitto parlare, senza pause e senza riflessioni, ci sbattono sul muso la disperazione reale, intrisa dell’amore che non esiste solo nelle favole, ma che da esse forse trova la forza per alimentarsi.

La lingua siciliana si è rivelata passo dopo passo una scelta vincente, perché ci ha messo di fronte all’evidenza che non capire le parole che ci vengono dette, non è mai un vero ostacolo al sentire sulla nostra pelle quello che accade. Che spesso fingiamo di non sapere.

 

Paolo tedeschi
Foto di Masiar Pasquali

 

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