Il realismo magico di Scianna

E che lavoro è il fotografo, chiese suo padre un giorno quando era piccolo? La possibilità di raccontare la vicenda umana.

Il realismo magico di Scianna è negli occhi di un uomo che tiene in braccio suo figlio proteggendo dal freddo e cullandolo nel sonno. Nello sguardo di una donna che ti guarda dentro. Nell’ombra dove si ripara un cane. Nelle lingue di due ragazzini di quindici anni che si baciano in una stazione metro di Brooklyn. Nelle rughe di una vecchia che raccontano la casa spartana che abita. Nella vanità di una ragazza in posa seducente di fronte ad un bambino intento a immortalarne le fattezze. Nel seno di centinaia di ragazze che non ostentano nulla e mostrano senza pudore una parte di loro, la vita.  Nella schiena arcuata di una giovine vestita intenta a leggere un libro in un caffè. Nella più nobile delle arti, quella del dormire.

Gli piace essere chiamato reporter più che fotografo, come a sottolineare che la tecnica del mestiere è solo un supporto, e dopo un percorso istintivo e un lungo girovagare è tornato a casa per raccontare la sua terra. Da Bagheria alla Sicilia, forse l’unica terra capace di accogliere l’anima guerrigliera delle Americhe, quella sanguigna Africa e il riflessivismo orientale. Per approdare alla moda con Dolce&Gabbana, che è tutto e niente, e che per un reporter come lui era come andare sulla Luna.  Lui ci ha messo una bandierina.

Paolo Tedeschi
12/02/2020

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