#Ioapro: come si comporteranno i ristoratori della Valle del Chiampo?

Le restrizioni dovute alla pandemia di Coronavirus hanno gravemente danneggiato il mondo del commercio e, in particolare, quello della ristorazione. Negli scorsi giorni, contro il nuovo Dpcm, che dovrebbe prevedere misure ancora più restrittive per bar e ristoranti, è partita l’iniziativa #ioapro. A Cagliari, nel dettaglio, dove alcuni locali hanno deciso di aprire normalmente per consegnare cibo d’asporto, facendo accomodare i clienti che attendevano, distanziati, come se dovessero consumare qualcosa. L’iniziativa ha fatto subito il giro d’Italia, raccogliendo più di 50 mila adesioni di ristoratori, che venerdì 15 gennaio terranno aperti i propri locali. Una forma di disobbedienza civile e, al contempo, un grido d’allarme di un settore allo stremo. Cosa ne pensano i ristoratori della Valle del Chiampo?

Chi ha deciso di aderire è Paolo Millia, titolare della Bruschetteria e Bar alle Castegnare di Altissimo: «È da ottobre che lavoriamo solamente il sabato e la domenica – spiega – e per noi che ci troviamo a seicento metri d’altezza diventa durissima. Il governo promette mari e monti ma arrivano le briciole: ieri, a fronte di una spesa complessiva di 16 mila euro nei cinque mesi in cui siamo stati fermi, mi è arrivato un ristoro di 1.400 euro. Se ci dessero un indennizzo, non ci sarebbe alcun problema; l’alternativa è la chiusura. Capisco il virus, ma così non si può andare avanti, anche perché abbiamo speso tantissimo per mettere tutto in regola. Per quanto riguarda l’iniziativa di venerdì, spero aderisca tutta l’Italia. Sono in contatto con l’organizzatore dell’iniziativa, e siamo d’accordo per fare tutto nel rispetto delle regole. Se venissero a fare la multa, ci rivolgeremo ai legali».

Anche la serranda del bar Rendez Vous di Arzignano resterà alzata: «Il settore è in grande difficoltà – sottolinea la titolare Laura Bellin –. Ognuno di noi ha un mutuo, un affitto, le bollette, la TARI e i fornitori da pagare. Tutto ciò va a incidere sulla nostra attività: incassiamo zero e dobbiamo far fronte a una marea di spese. Da quello che so, sono l’unica ad Arzignano ad aderire all’iniziativa, anche se tutti dovrebbero farsi avanti e fare sentire la loro voce».

C’è anche chi è di parere opposto. Per esempio Gianfranco Fochesato, titolare del Tagorò di Arzignano: «Non aderisco – spiega – per il semplice motivo che ho già fatto parte di questo tipo di movimenti in passato. Gli avvocati garantiscono che verrà data una mano, ma, quando si tratta di tirare fuori i soldi, la situazione cambia. Inoltre, ritengo che, così facendo, andremmo sul penale. Credo in altre forme di protesta: intanto paghiamo una tassa sulla Fipe e sulla Confcommercio, che non ci stanno dando una mano. Al limite, si potrebbe organizzare uno sciopero fiscale, ma bisogna essere tutti d’accordo».

Non aderirà alla protesta nemmeno Michele Schiavo, della Locanda El Piron di San Pietro Mussolino: «Se i numeri sono questi siamo veramente in un brutto momento – afferma –. È difficile capire perché, nonostante le chiusure, i contagi non calino. Di sicuro, decidere di aprire tutto vorrebbe dire credere che si tratta solamente una montatura, andando ad aggravare ancora di più la situazione. Aprire in questo momento ha un senso di mancanza di responsabilità, si andrebbe a danneggiare sé stessi e gli altri. Tutti vorrebbero tornare alla normalità, ma non penso sia la soluzione. Noi stiamo cercando di muoverci all’interno di ciò che è permesso, lavorando d’asporto. Ora c’è una novità, ovvero che la sala ristorazione può essere adibita a mensa aziendale e, giusto questa mattina, ho stampato il contratto per accordarmi con le ditte».

Redazione web
13/01/2021

Invia la risposta

Lascia il tuo commento
Scrivi il tuo nome qui