Jack Savoretti al Flower Festival di Collegno

Poteva sembrare la festa della donna e invece al Flower Festival di Collegno c’è stata una delle tre tappe italiane del tour estivo di un musicista molto bravo. In questo mondo che nel compendio della lotta dei sessi sta virando verso il suo contrario storico, Jack Savoretti paga quello che molte ragazze hanno dovuto subire ( e subiscono ancora) nel corso della loro carriera artistica: è troppo bello per essere davvero preso serio, è troppo sexy per poter essere considerato un grande cantautore. Anche se lo è.
Paga pegno perché gioca a fare il piacione: sorride ammiccante senza sosta, accoglie come Gesù il pubblico che dopo due canzoni si scaraventa sotto il palco per vederlo più da vicino, si tocca i capelli di continuo e fa qualche pausa per narrare romantici episodi di casa Savoretti. La canzone che ha scritto per farsi perdonare dalla sua amata dopo essersi comportato male, lei che lo tratta a pesci in faccia e lui che sente la sua anima nera più leggera perché anche sua moglie non è una santa come lui non è un angioletto. I ritorni a casa dopo i tour con una valigia piena di regali per la figlia che corre adorante e disperata verso di lui appena varca la soglia di casa. Lui che non c’è quasi mai: un sexy papà, che di lavoro suona per gli sconosciuti. Un po’ come quando Barbara Berlusconi raccontava che papà aggiustava le televisioni.
Insomma, Jack Savoretti ce la mette proprio tutta per essere sottovalutato, ma è così bravo che alla fine non ci riesce: perché la sua melodia scalda, è calda la sua voce che sale e scende con nitidezza, e di questi tempi è perla rara. Ha qualcosa di magico il cantautore anglo-genovese: un soul che rapisce e non ti molla, un ritmo che sale lentamente senza scendere mai. E quando la sua anima nera decide di aprirsi al mondo spacca i cuori e apre gli orizzonti, come un tramonto d’estate sul mare, dopo la tempesta.

Paolo Tedeschi

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