La concia e il COVID-19

Pubblichiamo la lettera che Giovanni Russo Presidente di UNIC (Unione Nazionale Industrie Conciarie) ha inviato al Presidente del Consiglio Conte a sostegno del comparto concia durante il Covid-19

Preg.mo Presidente,
On. le Ministro,
l’industria conciaria italiana, che, come membri di Confindustria, rappresentiamo da oltre 70 anni, detiene da tempo il primato mondiale di settore per qualità, sviluppo stilistico, innovazione tecnologica ed impegno verso una sempre maggiore sostenibilità ambientale e sociale. Il settore è composto da 1.200 imprese e circa 18 mila addetti, per un fatturato complessivo pari a 5 miliardi di € all’anno (65% del totale UE, 19% a livello globale), di cui oltre il 75% derivante da esportazioni dirette in oltre 120 Paesi. Le pelli prodotte dalle nostre imprese (PMI che convivono a fianco di grandi gruppi consolidati), oltre a rappresentare un materiale di riconosciuta eccellenza per le manifatture mondiali, si pongono al centro di filiere strategiche per il successo internazionale del Made in Italy, come la moda, l’arredo e l’automotive. Solo la prima, per la quale a livello di rappresentanza siamo aggregati a Confindustria Moda, conta oltre 65 mila
imprese e 580 mila addetti nel nostro Paese.
Dalle scarpe alle borse, dai divani ai sedili, dai capi di abbigliamento alla piccola pelletteria.
Stimiamo che le pelli italiane siano il punto nevralgico di un sistema economico globale ed integrato che vale oltre 150 miliardi di dollari ogni anno e offre lavoro a 1 milione di famiglie. Senza dimenticare che la vocazione internazionale della concia italiana trova poi la sua naturale espressione in Lineapelle, sistema fieristico leader dell’area pelle mondiale nonché parte integrante del ns gruppo associativo, che, con la sua manifestazione principale che si svolge a Milano (Rho Fiera) due volte l’anno, coinvolge ad ogni edizione oltre 25 mila operatori (60% italiani, 40% esteri) tra espositori e visitatori, provenienti da 111 Paesi. Siamo un’industria moderna, che affonda le proprie radici nella storia dell’uomo e nella sua cultura. Siamo un’industria quasi esclusivamente a conduzione familiare, dove la tradizione e il saper fare nobilita la forte attitudine alla creazione e alla innovazione. Siamo un’industria attenta a salvaguardare la salute e la sicurezza dei propri addetti, a investire nelle loro competenze, a tutelare e valorizzare i territori (distretti) in cui è posta. Siamo un’industria sostenibile, in costante miglioramento nella gestione delle risorse ambientali, chimiche e tecnologiche. Ogni anno, come testimonia il ns Report di Sostenibilità del settore (pubblicato dal 2003, con una longevità probabilmente senza pari per questo tipo di analisi), le concerie italiane investono mediamente oltre il 4% dei propri ricavi per azioni e iniziative legati ad obiettivi di sostenibilità e promuovono questo impegno attraverso numerose certificazioni volontarie, elementi di garanzia oggettiva nei confronti di clienti, partner e consumatori. Ben più del 50% del fatturato settoriale italiano proviene da concerie certificate ed in questo contesto ICEC, l’istituto di certificazione specializzato anch’esso parte del ns gruppo associativo, riveste un ruolo di primaria importanza, sia in termini quantitativi (75% delle certificazioni totali emesse) che sul piano della normazione e standardizzazione tecnica. In tale ambito, particolarmente rilevanti (e premianti) sono stati gli sforzi delle nostre aziende sul piano della tracciabilità di prodotto, argomento attualmente di forte interesse
in molte filiere produttive, soprattutto se internazionalizzate. La totale trasparenza in tal senso fornita dalle concerie nazionali è fonte di merito e apprezzamento da parte di clienti e consumatori di tutto il mondo.
Siamo soprattutto da sempre vera economia circolare, perché ricicliamo uno scarto dell’industria della carne (altrimenti destinato a rifiuto, con conseguente costo economico ed ambientale) e, dopo la lavorazione, lo reimmettiamo nel circuito manifatturiero come materiale manifatturiero naturale, performante, duraturo. E lo siamo diventati ancora di più, qui in Italia, grazie alla creazione di un sistema di riutilizzo avanguardistico dei nostri scarti di processo, che destiniamo alla produzione di fertilizzanti, biostimolanti agricoli, inerti per edilizia, gelatine alimentari, prodotti di cosmesi. Una peculiarità della nostra attività è la materia prima che utilizziamo, le pelli grezze che da sempre recuperiamo dagli stabilimenti di abbattimento di alcuni animali che compongono la filiera alimentare dell’uomo: bovini, ovini e capre. Oltre il 99% delle pelli processate dalle
nostre concerie hanno tale origine. La pelle grezza è infatti un sottoprodotto di origine animale (SOA), il cui trattamento è sottoposto a rigide e specifiche regolamentazione nazionali ed internazionali (ved. Regolamento (CE) N. 1069/2009) per motivi di carattere sanitario.
L’emergenza portata dal COVID-19 sta mettendo a dura prova la nostra società, il nostro modo di vivere, la nostra economia. Siamo consapevoli degli incredibili sforzi profusi non solo da parte dei medici e del personale ospedaliero, ma anche dalle autorità di governo locale e nazionale, in prima linea nella gestione di un evento di portata straordinaria. Abbiamo seguito l’evolversi delle misure adottate nelle ultime settimane per contrastare
l’espansione del contagio e, non essendo l’attività conciaria (codice ATECO 15.11.00) esplicitamente inclusa nella lista di quelle considerate essenziali nell’attuale situazione emergenziale (ex DPCM 22 marzo u.s. e DM 25 marzo u.s.), le nostre concerie hanno sospeso l’attività lavorativa lo scorso 25 marzo, nell’ottica di riprenderla il 14 aprile p.v. (ex DPCM 1
aprile u.s.).
In un momento di fondamentale importanza per l’attività produttiva stagionale, si è trattato di una forte assunzione di responsabilità da parte delle nostre aziende, sia nei confronti dei propri dipendenti che verso le comunità in cui sono inserite. L’interruzione delle attività conciarie ha però portato anche al blocco del commercio di pelli grezze, con evidenti problemi di gestione delle stesse da parte dei nostri fornitori, i macelli, la cui capacità di stoccaggio è limitata, sia in termini di spazio che di tempo. Le pelli grezze sono infatti materiale organico deperibile che necessità di stabilizzazione per evitare rischi di carattere ambientale e sanitario.
Nei giorni scorsi, ci è stato segnalato da alcuni macelli che i loro magazzini sono vicini alla saturazione e che attualmente non c’è un’alternativa alla vendita delle pelli alle concerie, dato che nessuna discarica o impianto di incenerimento le accetterebbe come nuovo rifiuto.
In sintesi, siamo molto vicini a dover affrontare un ulteriore grave problema sanitario derivante dall’accumulo di questi materiali, a meno di far riprendere l’attività alle concerie. In un’interpretazione estensiva del DPCM del 22 marzo u.s., la nostra attività appare funzionale all’industria alimentare e avrebbe forse già la possibilità di riprendere le operazioni, sgravando i macelli dal pericolo sopracitato. Al riguardo segnaliamo che, con Nota n. 5086 del Ministero della Salute (Direzione Generale Sanità Animale e Farmaci Veterinari e Direzione Generale Igiene e Sicurezza Alimenti e Nutrizione) del 2 marzo 2020 in merito all’emergenza coronavirus, l’attività di raccolta e lavorazione dei sottoprodotti di originale animali, come quella conciaria, è stata per i motivi suddetti ritenuta indifferibile. La situazione potrebbe essere ancora gestibile se dovesse rimanere valida la data di riapertura delle attività fissata al 14 aprile p.v. ma rischia di diventare estremamente problematica in caso di slittamento e persistente chiusura dell’attività conciaria. Auspichiamo quindi che un’eventuale decisione di graduale ripresa delle attività economiche non esplicitamente incluse nella lista delle essenziali possa coinvolgere in primo
luogo industrie funzionali come la nostra. Inoltre, sempre in un’ottica di graduale ripresa delle attività, essendo le nostre aziende poste
a metà di una catena di fornitura che vede i nostri fornitori già operativi e i nostri clienti manifatturieri ancora chiusi e senza materie prime, appare essenziale per noi rientrare tra i settori di prossima riapertura al fine di permetterci di preparare i materiali con cui rifornire le industrie clienti quando riapriranno le attività.
Rimaniamo a disposizione per chiarimenti.
I migliori saluti
Giovanni Russo
Cavaliere del Lavoro
Presidente UNIC

Redazione web
07/04/2020

 

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