La musica di Morricone

Morricone è stato un compositore anomalo perché di lui si poteva dire che ha influenzato la storia del cinema più di quella della musica. Il connubio con Hollywood e Cinecittà è stato indissolubile, al punto che di certe scene sul grande schermo ricordiamo più la sua musica della regia: se chiudiamo gli occhi, le note disegnate da Morricone ci arrivano prima dell’inquadratura di Sergio Leone e della faccia contratta di Clint Eastwood con il sigaro in bocca.

La collaborazione con Sergio Leone è stata qualcosa di raro, senza precedenti: perché la sintonia tra i due era tale da portare Leone a modificare la sceneggiatura in funzione della poesia del maestro. Erano le note di Morricone a spingere il cattivo verso il fosso, a farlo sparare, o a farlo morire, e se Morricone nella notte aveva sognato un’altra melodia, il cattivo poteva anche farla franca.

Questo si è respirato nella magnifica cornice di Villa Contarini, a Piazzola sul Brenta, l’omaggio sentito e sincero al più grande compositore del secolo da parte dell’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana con più di 65 elementi in palcoscenico – diretta dal Maestro Diego Basso, il Coro lirico Opera House e il tenore Luca Minnelli.

Perché senza di lui il western italiano sarebbe stato un’altra cosa; senza di lui, Nuovo Cinema Paradiso non ci farebbe piangere ogni volta e Novecento non ci avrebbe segnato l’anima.  E C’era una volta in America non ci avrebbe tenuto incollati per quattro ore su una sedia: Morricone neppure De Niro, oggi, sarebbe la stessa persona, come tutti noi, del resto.

 

Paolo Tedeschi
17/09/2020

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